14 novembre 2019
Aggiornato 08:00
Festa del Cinema di Roma

Martin Scorsese presenta «The Irishman»: film sulla mortalità possibile grazie a Netflix

Con The Irishman il maestro statunitense porta sul grande schermo un'epica saga sulla criminalità organizza. Nel cast De Nico, Al Pacino e Joe Pesci

Il regista italoamericano, Martin Scorsese
Il regista italoamericano, Martin Scorsese ANSA

ROMA - Alla Festa del Cinema di Roma è il giorno di Martin Scorsese, che ha portato un film, «The Irishman» che è da una parte la summa del suo cinema, una saga sulla criminalità organizzata con il «suo» Robert De Niro, ma anche un film all'avanguardia, perché realizzato con tecnologie che hanno permesso di ringiovanire gli attori, finanziato da Netflix: sarà nei cinema dal 4 al 6 novembre e poi dal 27 novembre sulla piattaforma streaming. Ma «The Irishman» è soprattutto un film sul percorso di una vita, sul trascorrere del tempo, l'ineluttabilità della morte, come ha spiegato lo stesso Scorsese: «De Niro e io volevamo fare un altro film insieme e cercavamo il personaggio giusto; quando Bob ha ricevuto il libro di Charles Brandt abbiamo discusso del personaggio di Frank e ho sentito la sua emozione. - ha detto - Abbiamo capito che doveva essere qualcosa di più profondo questa volta, che il punto di vista giusto era quello dell'età, del tempo che passa, della mortalità, dell'amore, del rimorso».

Cast straordinario

Straordinari protagonisti di «The Irishman» sono Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci. Frank-De Niro ripercorre le fasi della sua vita: la sua ascesa criminale grazie al «padrino» Russel Bufalino, dagli anni Cinquanta ai Settanta, l'incontro e l'amicizia con il leggendario Jimmy Hoffa, a capo del potentissimo sindacato degli autotrasportatori, poi misteriosamente scomparso. Il film, scritto da Steven Zallian, è la storia di un uomo che agisce come un soldato all'interno dell'organizzazione criminale ed è il viaggio attraverso i segreti di quell'organizzazione: i meccanismi, le rivalità, i legami con il potere e la politica. «La sua storia personale è una storia che parla a tutti, senza tempo, con i conflitti umani, tra moralità e non moralità» ha spiegato Scorsese. Un film sulla condizione umana di un uomo che, secondo il regista, è a suo agio con la malinconia: «semplicemente accetta che la morte fa parte della vita, tutto il resto è passato».

Senza Netflix non lo avremmo fatto

Scorsese non voleva ingaggiare attori che interpretassero i suoi personaggi da giovani, e grazie al finanziamento di Netflix (il film è costato 160 milioni di dollari) ha potuto usare degli effetti digitali che in postproduzione hanno ringiovanito il volto di De Niro e degli altri attori. Scorsese ha quindi rifiutato di entrare nella polemica tra Netflix sì-Netflix no: «Un film deve essere fatto, che poi vada in sala, in tv, sull'ipad: i film che io ho avuto la fortuna di fare nella mia carriera oggi non avrei potuto girarli. - ha detto in tono deciso - Netflix ha dato il finanziamento completo, mi ha dato libertà creativa totale, e la possibilità di vederlo prima nelle sale e poi in streaming. Per me era ok». Il regista italoamericano, 76 anni, autore di capolavori come «Taxi driver», «Toro scatenato», «Quei bravi ragazzi», «The Departed», «The wolf of Wall street», si è indispettito veramente, però, solo di fronte alla domanda perché nei suoi film non ci sia spazio per le donne: «Questa è una domanda senza senso, che avrei potuto ricevere negli anni Settanta. - ha detto infastidito - Un personaggio esiste se la storia lo richiede, poi non ci ricordiamo film come 'L'età dell'innocenza'? o 'Casinò'? E poi ho 76 anni, non ho più tempo, non so cosa succederà domani».

Prima volta con Al Pacino

A proposito del lavoro con gli attori, infine, Scorsese ha spiegato: «Con Bob non dovevamo neanche parlare, con Pacino non avevo mai lavorato, ma è un grandissimo attore e Bob ha pensato a lui. - ha rivelato il regista - C'è così tanta verità nel loro rapporto, si vogliono bene, si stimano, e sentivano che stavano facendo qualcosa di unico e speciale».