13 novembre 2019
Aggiornato 13:30

Il Milan è smascherato. Definitivamente

L’ennesima scelta di ripiego in panchina conferma tutti i limiti di una società lontana anni luce dal ritorno a grandi livelli

Paolo Maldini, direttore tecnico del Milan
Paolo Maldini, direttore tecnico del Milan ANSA

MILANO - Tana per il Milan. Sembra un gioco per bambini, uno spettacolo comico, se non fosse che in ballo c’è un club glorioso, blasonato (il più vincente in Europa assieme al Real Madrid), ormai caduto in disgrazia da quasi 10 anni e che, nonostante il cambio di tre proprietà nelle ultime quattro stagioni ed una valanga di allenatori a darsi il cambio come in una staffetta olimpica sulla panchina rossonera, fatica terribilmente a tornare in alto, ammesso che l’obiettivo reale sia davvero questo, perché oggi, all’indomani dell’ennesima rivoluzione tecnica, tanti dubbi sembrano aver assunto i connotati della certezza.

Ragionamenti

Il Milan ha dato il ben servito a Marco Giampaolo, dapprima chiamato come fosse il salvatore della patria per il suo gioco brillante, armonioso, impavido ed offensivo, e poi defenestrato da Milanello dopo tre mesi di lavoro e 7 giornate di campionato condite da ben 4 sconfitte. Una squadra senza alcuna identità, peggiore anche di quella allenata da Gattuso che avrà pure giocato male, ma che è arrivata ad un punto, una traversa e dieci minuti dalla qualificazione in Coppa dei Campioni, vale a dire dall’obiettivo primario del club, il trampolino di lancio per tornare a quei livelli che hanno contraddistinto il Milan degli Invincibili, dei campionissimi, lo stesso in cui giocavano Paolo Maldini e Zvonimir Boban, ovvero coloro che (oggi dirigenti) sono stati chiamati a risollevare i rossoneri.

Ambizioni

Dirigenza che, al fare pomposo di dichiarazioni impegnative, ha finora contrapposto e fatto seguire azioni inversamente proporzionali alle ambizioni. Il Milan, stando ai citati Maldini e Boban, punta a vincere, peccato che non sia stato mai indicato un tempo preciso, una data (anche approssimativa) entro la quale poter dire «ci siamo» oppure «non ci siamo»; a Milanello si naviga a vista, il quarto posto è sempre fondamentale a stagione ferma, poi torna a non essere una priorità assoluta appena le cose si mettono male. La favola della volpe che non arriva all’uva e quindi dice che è acerba, sembra insomma sempre di moda in un club bravo con le parole, assai meno coi fatti.

Scelte

Maldini e Boban (ancora loro) pensavano di riportare il Milan fra le grandi della serie A mettendo in panchina Marco Giampaolo, uno che come massimo risultato della carriera vantava un nono posto con la Sampdoria, affidandogli peraltro un organico incompleto, pieno zeppo di giovanotti di belle speranze, senza elementi esperti, guide e soprattutto senza plasmare la rosa con calciatori funzionali al progetto tattico dell’allenatore abruzzese. Le cose sono andate male e per l’ennesima volta da 8 anni a questa parte questa società non ha imparato nulla dai fallimenti dell’ultimo Berlusconi e dell’interregno cinese, le decisioni continuano a non rispettare i piani di rilancio, le scelte continuano ad essere modeste.

Insoddisfazione

Il Milan continua a non capire (o non vuole capire, o capisce ma non può fare diversamente, chissà) che per un riscatto definitivo e in grande stile occorre un dirigente con la D maiuscola ed un allenatore top, esattamente ciò che ha fatto l’Inter con Marotta e Conte. A nulla, però, sono serviti i recenti esempi di Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi, Montella, Gattuso ed ultimo Giampaolo: allenatori onesti, preparati, ma non certo con l’esperienza tale da prendere per mano la squadra e condurla con sicurezza verso i traguardi chiesti da società e tifosi. Stavolta c’era l’occasione di metterci una pezza, ci hanno provato con Luciano Spalletti per una trattativa saltata per colpa della mancata buonuscita che l’Inter non ha voluto corrispondere al tecnico toscano. Da lì ecco la virata su Stefano Pioli, altro allenatore bravo, onesto, preparato, altra brava persona ed altra occasione persa per dare al Milan una guida imponente che si carichi tutti sulle spalle e indichi il cammino verso il vertice dicendo: «Seguitemi, so io come si fa». Alla prossima puntata.