24 luglio 2019
Aggiornato 06:30

Nasce il Milan di Giampaolo, fra qualche certezza e tanti dubbi

All’allenatore abruzzese il difficilissimo compito di riportare in alto i rossoneri. In mezzo, i conti con il progetto giovani di Gazidis e lo scetticismo della gente

Marco Giampaolo, neo allenatore del Milan
Marco Giampaolo, neo allenatore del Milan ANSA

MILANO - Marco Giampaolo al Milan: chi lo avrebbe detto? Con tutto il rispetto per l’uomo e il professionista, un nome «normale», l’aspetto che non accende alcuna fantasia, men che meno in una tifoseria già demoralizzata di suo come quella milanista. Costretti a vedere dall’altra parte della città l’entusiasmo di Antonio Conte e i propositi di rilancio in grande stile dei cugini nerazzurri, infatti, i sostenitori del Diavolo fanno i conti con il complesso tentativo di risalita del Milan, affidato al fondo Elliott, a Ivan Gazidis, a Zvonimir Boban, a Paolo Maldini e al nuovo allenatore, per l’appunto quel Marco Giampaolo che solo qualche mese fa appariva come una delle ultime scelte per la panchina rossonera e che probabilmente ultima scelta lo era per davvero, vista l’impossibilità di arrivare a gente come Conte, Sarri, Gasperini, Simone Inzaghi e Jardim, tutti potenziali tecnici per il Milan che hanno però fatto altre scelte.

Punti cardine

Partiamo immediatamente da un presupposto: Marco Giampaolo è un ottimo allenatore, un conoscitore ed insegnante di calcio come pochi altri, un esperto di tattica che fa giocare le sue squadre con una precisa impostazione ed un’identità riconoscibile anche a distanza. E’ stato così per l’Empoli, salvato praticamente già a metà stagione, ed è stato così anche nei tre anni alla Sampdoria, formazione con cui Giampaolo ha ottenuto due decimi ed un nono posto. Il Milan ha scelto il tecnico abruzzese per queste specifiche caratteristiche, per l’impronta che le sue squadre riescono ad avere e per la capacità di lavorare con giovani da lanciare nel grande calcio, missione che Gazidis ha imposto ai rossoneri; e qui basta fare un semplice elenco per rendersi conto della valorizzazione che Giampaolo ha attribuito ai calciatori da lui allenati: Zielinski ai tempi di Empoli, per proseguire con i giovanotti rampanti della Sampdoria, da Schick a Skriniar, da Praet ad Andersen, tutti capitali tecnici ed economici per la società ligure. 

Pericoli

Ma il Milan non è la Sampdoria e né tantomeno l’Empoli, non potrà mai esserlo, neanche in un momento di austerità finanziaria come quello attuale. Il Milan deve lottare per forza per i primi posti, nessun tifoso accetterà mai un ridimensionamento come quello a cui è destinato suo malgrado ad andare incontro il club milanese; il popolo milanista non può accontentarsi di qualche giovane talento pescato in giro per l’Europa e valorizzato da Giampaolo, magari mentre in città c’è uno come Conte che avvicina l’Inter alla Juventus. Il popolo milanista è stanco e sull’orlo di una crisi di nervi dopo 6 anni di nulla, non è disposto a fare altri sconti, non perdonerà neanche il minimo errore, né ai giocatori e né all’allenatore, costretto così ad allargare le spalle per proteggere un gruppo giovane, inesperto e dunque soggetto a cambi di umore e comprensibili sbalzi di entusiasmo. Il calcio non è fatto solo di tattica, serve anche psicologia, polso e carisma.

Incertezze

Giampaolo, stando a quanto trapela da fonti romaniste, ad esempio, è stato scartato dalla Roma per via di un carattere ritenuto debole; in pratica, in un momento di contestazione nel quale l’intero ambiente giallorosso è una polveriera, affidarsi ad un allenatore bravo ma con poca tempra non è apparsa la soluzione più saggia. Il Milan, invece, ha ragionato esclusivamente dal punto di vista tecnico: Giampaolo è un bravo allenatore, capace di lavorare coi giovani e tanto basta; il rischio che si assumono Gazidis e Maldini è enorme: cosa accadrebbe se il nuovo tecnico non reggesse la pressione di un ambiente esigente e sul piede di guerra come quello milanista? Cosa accadrebbe se a Giampaolo sfuggisse di mano la situazione, se la squadra andasse in difficoltà e San Siro fischiasse a più non posso? Domande lecite, visto che l’allenatore di Giulianova non ha mai lavorato in piazze così ambiziose e non è proverbiale il suo cuor di leone; domande che il Milan non può non essersi posto, giungendo alla conclusione di rischiare, nonostante tutto. I paragoni col Sacchi proveniente da Parma nel 1987, poi, rasentano l’assurdo: altro calcio e altro Milan, soprattutto. Lavorerà, Giampaolo, con entusiasmo e dedizione, ma anche con tutti i rischi del caso.