24 maggio 2019
Aggiornato 00:30
Calcio

Juventus: la ribellione alle super plusvalenze

Fanno discutere le operazioni di mercato dei bianconeri che solamente con affari di minor calibro hanno incassato 90 milioni di euro

Andrea Agnelli, presidente della Juventus
Andrea Agnelli, presidente della Juventus ( ANSA )

TORINO - Si può dire che la Juventus si sia ripagata il prezzo del cartellino di Gonzalo Higuain con tre anni di ritardo. 90 milioni, proprio quelli sborsati dal club bianconero nell’estate del 2016 per strappare il centravanti argentino al Napoli, proprio quelli rientrati nelle proprie casse dopo una serie di affari «minori» che hanno permesso alla dirigenza juventina di piazzare calciatori di proprietà ad altri club, incassando una cifra da capogiro, specie se si guarda ai nomi dei calciatori stessi. L’ultimo in ordine di tempo è il portiere Audero, diventato a tutti gli effetti un tesserato della Sampdoria con la Juventus che ha visto recapitarsi un assegno di 20 milioni dal club ligure; ma l’elenco è assai più lungo: poco prima, sempre a Genova, la Juve aveva parcheggiato Stefano Sturaro, valutato e pagato da Preziosi 16,5 milioni dopo il milione e mezzo di prestito.

Affari

Ma non finisce qui, perché prima il centravanti Alberto Cerri (fisico tanto, sostanza e tecnica molto meno) era passato al Cagliari per 9 milioni, Mandragora all’Udinese per 20, presto l’accoppiata ex Ascoli in serie B Orsolini-Favilli verrà ceduta rispettivamente al Bologna (7 milioni in caso di salvezza degli emiliani) e al Genoa (12 milioni), completando l’incredibile bottino della Juventus che sommando tali operazioni vede un incremento di 85 milioni nelle proprie casse. A ciò si possono poi aggiungere i 35 milioni pagati dal Milan in estate per Mattia Caldara, uno che non ha mai giocato con la Juve e, finora, neanche coi rossoneri che, volenti o nolenti, dal maxi affare di luglio con i campioni d’Italia ci ha rimesso soldi e non ha mai avuto a disposizione né l’ex atalantino e né, a conti fatti, Gonzalo Higuain, fuggito a Londra dopo 6 mesi, pochi gol, e tante lagne.

Polemiche

La Juventus viene così eletta «regina delle plusvalenze», anche se qualcuno storce vistosamente la bocca di fronte a certe cifre. Ascoltando qualche emittente radiofonica romana, ad esempio, messaggi e telefonate degli ascoltatori, nonché risposte di conduttori ed opinionisti, cavalcano più o meno sempre la stessa linea: come fa la Juve a valutare certi calciatori a cifre così alte? E soprattutto: come fanno club minori a spendere tutti quei soldi per acquistare tali calciatori? Qualcuno si chiede cosa ci sia sotto, parlando di sudditanza verso i campioni d’Italia, da sempre considerati antipatici e potenti, qualcun altro cita le parole di Enrico Preziosi che a margine dell’affare che ha riportato Sturaro al Genoa disse che sì, il prezzo era alto, ma che bisognava anche mantenere determinati equilibri con alcuni club importanti.

Conclusioni

Le plusvalenze della Juventus, insomma, non piacciono a chi insegue in classifica i bianconeri, anche se non c’è nulla di particolarmente strano nelle operazioni condotte da Paratici e Nedved: la Juve fa una valutazione dei propri tesserati, altri club accettano tale valutazione e l’affare va in porto. Si può forse sindacare sulle cifre: sì, forse Cerri a 9 milioni è un cazzotto in un occhio parlando di centravanti, ma se c’è il Cagliari a compilare l’assegno di cosa si può discutere? Del resto, anche l’Inter un paio d’anni fa valutò Caprari (acquistato dal Pescara e mai passato per Appiano Gentile) una trentina di milioni per inserirlo nell’affare con la Sampdoria che ha poi portato Skriniar a Milano. Pagare moneta, vedere cammello, ama dire Lotito: la Juventus, evidentemente, i suoi cammelli li sa vendere.