21 marzo 2019
Aggiornato 17:00

Gattuso: un doppio messaggio che fa discutere

La sconfitta contro la Juventus ha lasciato aperti diversi focolai di discussione. Il principale è quello dell’atteggiamento del Milan e delle parole del tecnico rossonero.

L'allenatore del Milan Gennaro Gattuso
L'allenatore del Milan Gennaro Gattuso ANSA

MILANO - «Contro la Juventus abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Abbiamo incontrato una squadra nettamente più forte di noi, che vince da tanti anni, ogni anno prendono un pezzo da 90. Alla fine siamo rimasti in partita quasi fino alla fine, abbiamo commesso un'ingenuità sul secondo gol, ma la squadra ha tenuto bene, abbiamo giocato a tratti bene. Se devo essere sincero la sensazione di potergli far male non l'ho mai avuta.La verità è che i livelli delle due squadre sono diversi, comunque la squadra mi è piaciuta, non è tutto da buttare via». Il Gattuso-pensiero, raccolto dai microfoni di Sky al termine di Milan-Juventus, può obiettivamente essere racchiuso in questi pochi ma significativi concetti. Ossequi alla squadra campione d’Italia, massima deferenza nei confronti di Cristiano Ronaldo & soci, e il tentativo di rendere meno amara la pillola ai suoi ragazzi ammettendo la soddisfazione per una prestazione che invece è stata oggettivamente deludente.

Le parole di Rino
A scavare nelle pieghe della partita, all’indomani del match ci si interroga se l’atteggiamento dell’allenatore non sia poi prodromico dei malesseri della squadra. Se la conclamata arrendevolezza del tecnico, che praticamente alza bandiera bianca di fronte alla netta superiorità degli avversari ancor prima di entrare in campo, non si rifletta poi sul modo di affrontare il match dei suoi ragazzi. Ieri purtroppo la sensazione avuta è stata esattamente questa e la conferma è evidente ad ascoltare alcune dichiarazioni di Romagnoli nel post-partita: «Si sa che loro sono tra i più forti di d'Europa, ne siamo consapevoli. Abbiamo perso, sono stati più bravi, non potevamo fare nulla di più».
A fuori di sentir ripetere che tanto la Juve è più forte, che non c’è partita tra le due squadre, etc. etc., il Milan praticamente ha consegnato le armi agli avversari ancor prima del calcio d’inizio. Non si spiega altrimenti una condotta tanto arrendevole dei rossoneri fin dalle prime battute di gioco. E il gol del vantaggio arrivato a freddo, mentre gli ultimi arrivati ancora stavano prendendo posto a San Siro, ne è la conferma.

Cambio versione
A onor del vero, sono bastati pochi minuti, quelli che sono trascorsi dalla prima intervista alle televisioni alla conferenza stampa davanti al resto dei giornalisti, per indurre Gennaro Gattuso a cambiare in corso il proprio pensiero. E infatti le parole raccolte nella sala stampa di San Siro hanno ben altro spessore: «Solo i deboli si accontentano. Noi non dobbiamo farlo, abbiamo perso 2-0. Siamo il Milan e questa sconfitta deve bruciare. Se ci accontentiamo e facciamo passare come normale una sconfitta in casa per 2-0 non va bene. Dobbiamo fare molto di più, dobbiamo stringere i denti. Non dobbiamo accontentarci della prestazione. Solo chi non ha mentalità può accontentarsi di questa prestazione».

Identità perduta
Ecco, sono queste le parole che avremmo voluto ascoltare da Gennaro Gattuso fin dal primo momento. E sono queste le parole che i calciatori del Milan dovrebbero sentirsi ripetere dal loro condottiero per tutta la settimana. Va bene gli infortunati, va bene lo strapotere tecnico e fisico dei bianconeri, ma la sensazione avuta ieri guardando Milan-Juve è che i campioni d’Italia siano riusciti a condurre in porto un match gestendolo con ritmi d’allenamento, tenendo a bada le velleitarie incursioni dei rossoneri con irrisoria facilità e dimostrando al mondo una padronanza del campo inammissibile. Lavori su questo aspetto Gattuso, ancor prima che sulle mere questioni tecnico-tattiche ancora troppo dipendenti da infortuni e cali di forma. La fisionomia di una squadra, dalla convinzione nei propri mezzi alla voglia di lottare sempre e contro qualsiasi avversario, non può essere messa in discussione per qualche problemino fisico di troppo. E al Milan di oggi manca proprio questa identità.