23 ottobre 2018
Aggiornato 13:30

Milan: l'addio a Bonucci ed una evidente consapevolezza

Resta incerto il futuro del capitano rossonero che verrà deciso nei prossimi giorni
Leonardo Bonucci, difensore e capitano del Milan
Leonardo Bonucci, difensore e capitano del Milan (ANSA)

MILANO - E' passato solamente un anno da quell'arrivo in pompa magna, da quel bagno di folla che accoglieva il grande ex nemico e rivale, passato dall'odiata Juventus a diventare simbolo e capitano della rinascita milanista. Leonardo Bonucci 365 giorni dopo è un'anima in pena, un uomo pieno di dubbi, diviso fra la promessa fatta al Milan, la responsabilità di essere il capitano e leader della squadra, e l'orgoglio di chi non si sente intoccabile, anzi, di chi viene giudicato come l'elemento sacrificabile della compagnia, la cessione necessaria per impostare la nuova campagna acquisti. No, un capitano non può essere accantonato così, per cui meglio salutare tutti e presentare il curriculum altrove, perchè a 31 anni e con il fisico integro, un posto si trova ancora agevolmente e non certo in ruoli da comprimario.

Rischi

Ma al Milan conviene davvero cedere Bonucci? Economicamente forse sì, ma non si vive di soli bilanci e sullo stemma milanista campeggiano le lettere A.C.M., acronimo di Associazione Calcio Milan, vale a dire una società che ha nel calcio la sua ragione di esistenza e che deve dunque puntare ai risultati sportivi. Bonucci è ad oggi uno dei difensori migliori d'Europa, ha accettato un anno fa di rimettersi in gioco dopo i 6 trionfali scudetti consecutivi vinti alla Juventus, ha messo a servizio dei rossoneri il suo carisma e la sua esperienza, oltre ovviamente alle sue qualità tecniche. Si è preso gli insulti e gli sberleffi dei suoi ex tifosi, convinto che la sua scelta fosse comunque quella giusta e che il Milan gli potesse garantire un'altra storia affascinante da vivere. Ora i dubbi, perchè è il club stesso ad offrirlo in giro per l'Europa, perchè è il capitano, forse, il primo ad aver capito che questa proprietà non punta a vincere ma al massimo a rientrare (prima o poi, chissà quando) tra le prime 4 squadre della serie A, ma che soprattutto non lo reputa così indispensabile. Lo stesso Gattuso, incapace evidentemente di convincerlo a pieno, ha ammesso di volerlo tenere ma anche di rispettare la volontà dei calciatori; un Antonio Conte avrebbe probabilmente risposto diversamente.

Livello basso

Il Milan, in tutto ciò, corre un rischio enorme: privarsi per esigenze economiche di un difensore di livello internazionale e di ritrovarsi con un buco al centro della retroguardia, col pesante fardello di affidare al solo Romagnoli un reparto così delicato. Chi accanto all'ex romanista? Impossibile acquistare qualcuno migliore di Bonucci, sia perchè ce ne sono pochi in giro e sia perchè se il capitano viene sacrificato per motivi di bilancio e per acquistare qualcun altro in reparti diversi, certamente non verrà rimpiazzato da un elemento di pari livello. Il Milan, dunque, rischia di perdere l'unico vero leader del suo organico, di dover reperire in giro per il mondo un sostituto e, soprattutto, di veder indebolito il reparto difensivo, forse l'unico ad oggi coperto alla stessa stregua delle grandi in Italia. Proprietà e dirigenza sono dunque chiamati ad una riflessione tanto banale quanto fondamentale: conviene così tanto privarsi di Leonardo Bonucci? Solo un intervento decisivo dall'alto può impedire l'ennesimo pasticcio di una società gestita come una trattoria a conduzione familiare da ormai 6 lunghi anni.