17 dicembre 2018
Aggiornato 17:00

Yonghong Li e il mistero dell’aumento di capitale

C’è ancora una cosa che è rimasta in sospeso in tutta questa scombussolata vicenda societaria legata all’Ac Milan.

Il proprietario del Milan Yonghong Li
Il proprietario del Milan Yonghong Li (ANSA)

MILANO - Potrebbe sembrare il titolo di un film di Indiana Jones. E invece stiamo parlando di calcio e della paradossale e sconcertante situazione nella quale un pezzo di storia del football mondiale come l’Ac Milan si trova a sguazzare. La notizia fresca fresca è che dopo appena 15 mesi è finito l’impero cinese in via Aldo Rossi. Un anno e tre mesi in cui i tifosi del Milan sono passati dall’entusiasmo contagioso ed irrefrenabile per essere stati finalmente liberati dal giogo berlusconiano, con annessa campagna acquisti paradisiaca la scorsa estate, all’angoscia di una mortificante esclusione dall’Europa League e degli sberleffi e le prese in giro da parte di tutto il mondo del pallone per la figura ai confini del ridicolo del suo proprietario Yonghong Li.

Ancora 48 ore
Ebbene, adesso tutto questo è finito. A seguito dell’avvio delle pratiche ufficiali di escussione del pegno delle azioni del Milan tramite la società-veicolo Project RedBlack, entro 48 ore o al più tardi 72 il tribunale del Lussemburgo metterà la parola fine al governo cinese in casa Milan, consegnando di fatto il club rossonero nelle mani di Elliott. A quel punto il fondo di Paul Singer sarà chiamato alle prime operazioni tecniche per la gestione della società.

Non si spiega
Resta però sul piatto la classica domanda delle cento pistole: come diavolo è possibile che Yonghong Li abbia finito per perdere tutto il suo (o di chi l’ha finanziato finora) investimento di oltre 500 milioni per un misero assegnuccio da 32? A maggior ragione se consideriamo che in mancanza di questi ultimi spicci sarebbe bastato accettare l’offerta di Commisso, il quale comunque avrebbe lasciato al cinese un 30% del pacchetto azionario del Milan oltre alla possibilità di commercializzare il marchio in Asia. Uno dei tanti misteri che ci accompagneranno ancora a lungo, in attesa che qualcuno finalmente ci spieghi cosa realmente è successo al Milan negli ultimi deliranti 15 mesi post-berlusconiani.