15 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Calcio | Nazionale

Commisso, tanti soldi e stadio: ecco a cosa il Milan dovrà rinunciare

Trattativa in stand by per la cessione del Milan, ma con la freccetta dell’umore di Commisso tendente al nero opaco dopo l’ennesima retromarcia di Yonghong Li.

Yonghong Li e il suo braccio destro Han Li
Yonghong Li e il suo braccio destro Han Li ANSA

MILANO - È ancora presto per mettere la parola fine su questa vicenda. Troppi sbalzi di umore, cambi di scenari, ribaltoni, per considerare conclusa una trattativa che sembrava ideale per il futuro del Milan. Di certo però la retromarcia di Yonghong Li - ed è già la seconda volta che il presidente cinese si alza dal tavolo delle operazioni per un brusco cambio di idee - tanto inattesa quanto sconcertante, ha urtato parecchio la sensibilità di Rocco Commisso. Da fonti vicine all’entourage del patron di MediaCom e dei Cosmos, si racconta della rabbia dell’imprenditore italo-americano, il quale avrebbe ribadito l’ultimatum alla proprietà rossonera: entro la settimana è attesa una risposta altrimenti salta tutto.

Cifre importanti
Cerchiamo di capire allora cos’è che potrebbe saltare. Un esercizio di sofferenza atroce per i tifosi milanisti che stavano già pregustando finalmente un presidente all’altezza delle ambizioni dell’ex club più titolato al mondo. Commisso aveva innanzitutto garantito a Yonghong Li i 32 milioni anticipati da Elliott per la ricapitalizzazione, quindi altri 180 milioni di debito con il fondo americano (quelli in conto al proprietario, perchè gli altri 123 in conto al club saranno facilmente rifinanziati), lasciando all’attuale proprietario un 20% di quote del club che in questa situazione di emergenza avrebbero dovuto rappresentare quasi un regalo.

Stadio e investimenti
Ma la parte più interessante del progetto di rilancio del Milan era quella che prevedeva circa 150 milioni da iniettare subito nelle casse della società, la gran parte dei quali destinati al mercato. Oltre a questo lo studio di fattibilità per la realizzazione di uno stadio di proprietà, considerato un’assoluta priorità nell’ottica dell’aumento dei ricavi. Senza dimenticare un nuovo e rivoluzionario piano marketing per il rilancio del marchio Milan in Italia, in Europa e nel mondo. Altro che Milan China che dopo un anno ancora non ha fatturato praticamente nulla.
Ecco, se la proprietà cinese dovesse confermare il suo no alla sontuosa proposta di Commisso, il Milan e i suoi milioni di tifosi dovranno rinunciare a tutto questo. Ancora una volta il sentito ringraziamento va a Yonghong Li e naturalmente a Silvio Berlusconi che l’ha scelto 15 mesi fa.