9 febbraio 2023
Aggiornato 07:00
Calcio | Nazionale

La parola d’ordine di Fassone dopo il confronto con l’Uefa: «Equità»

Le parole dell’ad rossonero al termine dell’incontro con l’Adjudicatory Chamber dell’Uefa non inducono ottimismo. Anzi, il pensiero è già a Losanna e al possibile ricorso al Tas.

L'ad rossonero Marco Fassone
L'ad rossonero Marco Fassone Foto: ANSA

MILANO - «Chiediamo che il Milan venga valutato in coerenza con le decisioni prese in altre occasioni del FPF. Il fatto di rimandare il nostro caso all’Adjudicatory Chamber sia differente rispetto a come sono stati trattati altri casi». Con queste parole l’amministratore delegato Marco Fassone ha manifestato il suo stato d’animo, un misto di fiducia nelle carte presentate all’Adjudicatory Chamber dell’Uefa e preoccupazione per l’andazzo che la situazione sembra aver preso. In una sola parola, equità, quello che ormai tra i tifosi milanisti è diventato lo slogan delle ultime ore, immediatamente trasformato in un hashtag che ha caratterizzato i tantissimi tweet inviati alla Uefa, #respectequity4acmilan.

Sarà una cosa veloce
«C’è stato un bel contraddittorio con i membri dell’Adjudicatory Chamber -   le parole di Marco Fassone all’uscita dall’udienza avuta con l’Uefa -, durato circa due ore e siamo stati ascoltati. Ora attendiamo la decisione. Non voglio andare a esprimere giudizi prima. L’AC è composta da personaggi di altissimo profilo che ha avuto il tempo per valutare il caso e le nostre memorie, oltre a quello che abbiamo espresso verbalmente questa mattina. La sentenza, eventualmente, la commenteremo dopo. Comunque sarà una cosa abbastanza veloce».

Ricorso al Tas
Malgrado l’apparente ottimismo, l’ad rossonero è comprensibilmente piuttosto rassegnato all’idea dell’ennesima bocciatura e già è proiettato a Losanna dove il Milan potrebbe ricorrere al Tas: «Come sempre dipenderà dalla decisione che verrà presa - ancora Fassone -. Se sarà una decisione eccessivamente penalizzante, la strada dell’appello è possibile. Noi abbiamo scelto una linea composta da fatti certi e non di supposizioni. Speriamo che vengano valutati i fatti e non le congetture».