23 aprile 2024
Aggiornato 02:00
Calcio

Solo Conte può salvare il Milan

Gattuso si sta rivelando un tecnico promettente ma acerbo e i rossoneri hanno la necessità di tornare competitivi subito. Ecco riapparire all'orizzonte, allora, un vecchio pallino

Antonio Conte, secondo anno sulla panchina del Chelsea
Antonio Conte, secondo anno sulla panchina del Chelsea Foto: ANSA

MILANO - L'inizio di gestione di Gennaro Gattuso come allenatore del Milan aveva fatto ben sperare anche i più scettici: rivoluzione atletica messa a punto in quattro e quattr'otto, ritorno a quel 4-3-3 che esaltasse al meglio le qualità e le caratteristiche dei calciatori in rosa, una mentalità umile che ha fatto ritornare i rossoneri clamorosamente in corsa per il quarto posto almeno fino ad aprile dopo la partenza disastrosa con Montella che aveva messo a forte rischio anche la semplice qualificazione in Coppa Uefa. Oggi che la stagione volge al termine, il Milan è più o meno dov'era all'inizio: sesto in classifica a distanze siderali dalle prime 4 posizioni della serie A, alla perenne ricerca di sè stesso, in debito di fiato e ossigeno, in più con il fardello della sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Juventus, persa sonoramente dopo le speranze ed i proclami della vigilia. Sembra di aver assistito al gioco dell'oca, al ritorno alla casella di partenza dopo aver giocato per un'ora tirando più volte i dadi e avanzando progressivamente.

S.O.S.

Gattuso diventerà forse un grande allenatore, ma oggi non lo è ancora. Oggi studia per divenirlo, prende appunti e soprattutto prende schiaffoni da chi è più scafato di lui (vedi Allegri, tanto per restare in tema); è umile, forse troppo, sa che il Milan attuale non è quello in cui giocava lui 15 anni fa, ma sembra non riuscire a restituire alla sua squadra neanche una briciola di quell'armata formidabile che era il Milan di Ancelotti e, in parte, anche quello di Allegri. Ma a Milanello serve fare in fretta, non c'è più tempo per gli esperimenti e per le frasi del tipo "Stiamo crescendo", "E' un progetto lungo». Il Milan (a parte la Supercoppa Italiana dell'anno scorso) non vince nulla dal 2011, ma soprattutto non è competitivo e l'ultima formazione rossonera in grado di lottare per il vertice è stata quella (sempre targata Allegri) 2011-2012, dopodichè una lunga ed infinita rincorsa per sfuggire da una mediocrità che ha invece risucchiato tutto il popolo rossonero, ormai felice e soddisfatto per un sesto posto strappato all'Atalanta, o perchè i propri tifosi continuavano a cantare a squarciagola anche sul 4-0 per la Juventus nella finale di Coppa Italia. Va bene l'orgoglio, va bene il senso d'appartenenza, va bene l'amore, ma ora serve anche vincere, anzi, serve tornare a vincere, perchè il Milan non è il Napoli che ha la bacheca vuota da sempre, non è la Roma che promette e non porta a casa nulla da dieci anni, il Milan è la squadra italiana più vincente in Europa, è un'icona nel mondo e da tale deve tornare a comportarsi.

L'uomo della provvidenza

Ad oggi, con tutti i ringraziamenti e la stima per Gennaro Gattuso, la società milanista ha bisogno, urgente bisogno di un tecnico che entri nello spogliatoio indicando il campo e dicendo: "Ora si va là fuori e si ricomincia a vincere». Soltanto così si potrà operare un calciomercato non basato più soltanto sull'improvvisazione e l'esaltazione del momento, bensì partendo da un progetto chiaro e definito, scelto esclusivamente dall'uomo che siede in panchina e che avrà poi il compito di tradurre coi fatti le ambizioni. Un uomo che oggi ha un solo nome e cognome: Antonio Conte. Cercato già in passato dal Milan, corteggiato anche all'inizio di questa stagione quando le cose con Montella iniziavano a scricchiolare fino a cedere del tutto, ma messo da parte quando i primi mesi di lavoro da parte di Gattuso hanno accecato e folgorato i dirigenti rossoneri, fino a presentargli contratto e penna per il rinnovo con scadenza 2021. Conte, destinato a lasciare il Chelsea a fine stagione, preme per tornare in Italia e ascolterebbe volentieri il progetto milanista, a patto che sia concreto e che voglia riportare il club milanese ai vertici, almeno in Italia; battere la Juve è forse un'ossessione oggi per quel Conte che vuole riaffacciarsi in serie A togliendosi l'etichetta di vincente solo con la Juve, prendersi una rivincita sui bianconeri con cui i rapporti sono pessimi e ricominciare da zero dopo i titoli juventini, l'ottima avventura in Nazionale e lo scudetto al primo colpo in Inghilterra. Il Milan ha bisogno di Conte, di una guida sicura, di una mano esperta che sa come si vince, ma soprattutto capace di gestire tutti i momenti e le sfaccettature di una stagione. Dopo tanti esperimenti, è opportuno che il Milan sia affidato all'unica persona in grado di rialzare una squadra pericolosamente afflosciata a terra.