23 agosto 2019
Aggiornato 13:30

Milan: Gattuso e Mirabelli chiedono scusa, ma qualcosa non torna

La clamorosa sconfitta di sabato contro il Benevento ha lasciato il segno nell'ambiente milanista che deve ora ricostruirsi

Gennaro Gattuso, allenatore del Milan
Gennaro Gattuso, allenatore del Milan ANSA

MILANO - Tutto buttato in un mese, anche meno: il Milan brillante, solido, ben impostato e grintoso ha lasciato il posto ad una squadra fiacca, poco lucida e senza alcuna idea tattica, perdendo due delle ultime sei partite (curiosamente contro la prima e l'ultima della classe), pareggiando le altre quattro, chiudendo nel cassetto il sogno quarto posto e mettendo ora a forte rischio anche il sesto che sembrava blindato. La sconfitta di sabato sera a San Siro contro il Benevento (per numeri e classifica la peggior squadra della storia della serie A, come il Pescara dell'anno scorso, peggio del Lecce 1993-94 e dell'Ancona 2003-04) è stata imbarazzante: i rossoneri non hanno concretizzato nulla, buttando palloni a casaccio in avanti senza costruzione, senza rabbia e senza voglia, una squadra abulica che avrebbe potuto giocare altri due giorni senza cavare un ragno dal buco. I campani hanno fatto la loro figura, cogliendo la prima vittoria esterna della loro breve e probabilmente irripetibile avventura in massima serie,ed hano ottenuto 4 punti in due partite contro il Milan, vale a dire il 25% di quelli conquistati in totale. Complimenti a Gattuso e ai suoi calciatori per l'impresa.

Giustificazioni

Il tecnico calabrese si è scusato nel dopo partita, parlando di voglia che non c'è, di cattiveria, asserendo che lui le difficoltà della gara col Benevento le aveva annusate da lontano, ma che i suoi non le hanno comprese. Poi si è assunto colpe e responsabilità della figuraccia epocale, ma qualcosa non torna proprio: se aveva colto le insidie della sfida contro il fanalino di coda del campionato, retrocesso praticamente dalla prima giornata, doveva inculcarle nella testa dei suoi calciatori e non prendersi le colpe dopo; se invece lo ha fatto ed i giocatori non l'hanno capito, le responsabilità sono le loro. Stesso discorso per il direttore sportivo Mirabelli che ha parlato di stanchezza fisica, ma che è tornato sulla questione legata alla voglia; se il Milan, una volta capito di non poter raggiungere il quarto posto, ha staccato la spina credendo che il sesto fosse comunque al sicuro e puntando tutto sulla finale di Coppa Italia, rischia ora di non riuscire più a riattaccare la corrente, andando incontro al pericolo di perdere la finale (che del resto è contro la Juve e non contro gli ultimi dei fessacchiotti) e di essere scavalcata dalle rivali per la Coppa Uefa, rimanendo clamorosamente fuori dall'Europa dopo un inverno scintillante e pieno di fiducia ed ambizioni. Ancora 4 partite per non rendere tutto questo inutile.