20 settembre 2018
Aggiornato 01:00

Donnarumma: messaggio al Milan e a Raiola

La prestazione superlativa del portiere rossonero, impreziosita dalla parata del decennio su Milik, ha evidenziato un aspetto che sembrava passato in secondo piano: Gigio è un fenomeno e va lasciato tranquillo per crescere e diventare il numero uno al mondo.
Il portiere del Milan Gianluigi Donnarumma
Il portiere del Milan Gianluigi Donnarumma (ANSA)

MILANO - Handle with care, maneggiare con cura. Il messaggio che Gianluigi Donnarumma lancia al termine di Milan-Napoli, match emotivamente impegnativo per il protagonista della nostra analisi proprio per le sue origine partenopee, è forte e chiaro. I suoi interlocutori privilegiati, la dirigenza dell’Ac Milan e il suo procuratore Mino Raiola sono avvisati: Gigione è ancora potenzialmente il più forte portiere al mondo, da qui al prossimo ventennio, e la parata-miracolo offerta in dono ai tifosi milanisti - e di rimbalzo anche agli juventini - sul centravanti napoletano Milik, rappresenta un paradigma di quanto stiamo affermando. Però un ragazzino di 19 anni - perchè malgrado i 200 cm di altezza, i quasi 100 kg di peso e la 100 presenze già raggiunte in serie A, Donnarumma è un ragazzino - ha bisogno di tranquillità, di quiete, di serenità per rendere al meglio delle proprie possibilità. E soprattutto per continuare il suo percorso di crescita che lo porterà presto in cima al mondo.

Serviti i dubbiosi
Se qualcuno negli ultimi mesi ha dubitato delle sue impressionanti doti tecniche e fisiche adesso è servito. E sono stati in tanti nel corso di questa stagione tribolata ad infierire sul giovane fenomeno rossonero. Ad accusarlo di pensare solo ai soldi, di non meritare lo stipendio monstre che l’avido Raiola ha preteso in estate per fargli firmare il rinnovo di contratto, tanti che soprattutto lo hanno rinnegato come si fa con i traditori. Dimenticando che a giugno è stato proprio il ragazzino allora diciottenne e mettersi contro il procuratore più potente del mondo - che non vedeva l’ora di portarlo via da Milan - e imporgli la sua decisione: restare in rossonero e continuare ad indossare quella maglia che ha sempre amato fin da bambino.

Non decido io
Al termine del match che ha restituito al calcio italiano il talento più puro espresso negli vent’anni, Donnarumma ha parlato anche del suo futuro. Con il suo solito tentativo di schermirsi di fronte ad una situazione più grande di lui e cercando di svicolare da un in interrogativo che lo sta dilaniando emotivamente da diversi mesi, che fare a fine stagione: «Del futuro e di mercato io non so nulla, ci penseranno il mio agente e la società. Io vado avanti a lavorare e a dare il massimo per questa squadra».
Una risposta che ovviamente non soddisfa i tifosi del Milan sempre più inquieti di fronte ad una telenovela che sta assumendo fin troppa rilevanza. Una cosa è certa: se Donnarumma a giugno andrà via non sarà per volontà di Gigio, ma perchè l’Ac Milan, per far fronte a evidentissime difficoltà di bilancio, deciderà di sacrificarlo. Naturalmente non per una cifra inferiore ai 70 milioni di euro, e in quest’ottica un finale di stagione con i fuochi d’artificio potrebbe dare una lucidatina all’immagine internazionale di Donnarumma, comprensibilmente offuscata dalla stagione in chiaroscuro del portiere campano, e facilitare un’asta per il numero 99.