20 ottobre 2019
Aggiornato 18:00

L'ultima follia: «La Ferrari ha vinto grazie a un complotto»

Spunta l'assurda teoria dei soliti maligni: la Haas, partner di Maranello, avrebbe appositamente montato male le gomme, per far entrare in pista la safety car

La safety car risultata decisiva per il Gran Premio d'Australia di Formula 1
La safety car risultata decisiva per il Gran Premio d'Australia di Formula 1 Mercedes

MELBOURNE – E figuriamoci se l'inaspettata vittoria della Ferrari nel Gran Premio d'Australia non avrebbe scatenato gli assurdi sospetti dei soliti maligni. Il motivo? Il momento decisivo della gara inaugurale del Mondiale 2018 di Formula 1 è stato l'ingresso in pista della safety car, che ha permesso a Sebastian Vettel di rientrare ai box con tempismo perfetto, approfittando del rallentamento obbligato di Lewis Hamilton, che in quel momento aveva già effettuato la propria sosta. Ecco, quella famosa vettura di sicurezza è stata adottata dai commissari per colpa del doppio ritiro contemporaneo delle due Haas, tradite da un problema al montaggio delle gomme durante le loro soste. Con queste premesse, la teoria del complotto è nata inevitabilmente: la ferrarina americana, secondo questi furboni, avrebbe rimandato appositamente in pista le sue monoposto con gli pneumatici che si staccavano, in modo da favorire i suoi partner di Maranello.

Errore finto?
Un'idea evidentemente folle e in malafede, ma a cui qualcuno non ha proprio resistito a dar voce, anche sulla stampa straniera. Per fortuna i rivali della Mercedes si sono dimostrati signorili e non hanno raccolto questa palla avvelenata. «Mi dispiace davvero per la Haas – ha risposto il team principal Toto Wolff – Erano davvero veloci, non ho idea di cosa gli sia successo, ma in questi casi fa davvero male». Gli ha fatto eco anche il presidente Niki Lauda: «La Haas dovrà studiare l'accaduto ma sono spiacente per loro». A spiegare questo incredibile fallimentio è stato proprio il boss della squadra statunitense, Guenther Steiner, che ha parlato di errore umano: «Semplicemente non abbiamo montato correttamente le gomme: è difficile credere che sia successo su entrambe le vetture, ma è successo. Tutto il weekend è stato molto stressante. Già dal venerdì abbiamo avuto problemi e ci mancavano i ricambi, così non abbiamo potuto esercitarci a dovere sui pit stop. Forse questo è stato uno dei motivi». E, se non bastasse il disappunto per aver perso un potenziale quarto e quinto posto, sulle spalle della Haas è arrivata anche una multa da 10 mila euro per aver rimandato in pista le proprie vetture in condizioni di sicurezza non ideali. Altro che complotto...

Macchina clonata
C'è da dire comunque che, per colpa della Ferrari, la scuderia di Gene Haas era finita nel mirino degli avversari diretti già dall'inizio di questo weekend di gara. La sua improvvisa crescita di competitività, che l'ha posizionata nel ruolo di primo inseguitore dei tre top team, è stata infatti motivata da una monoposto figlia proprio di quella del Cavallino rampante. «La loro macchina è un clone della Ferrari dell'anno scorso», ha tuonato Fernando Alonso. «Il loro telaio sembra quello della Ferrari di fine 2017», ha confermato anche un tecnico, Nick Chester della Renault. Un'altra accusa che il team ha respinto seccamente al mittente: «Prima di parlare bisognerebbe informarsi – ha ribattuto Steiner – Tutti hanno le proprie opinioni e io ho la mia, ma non stiamo facendo nulla di irregolare». Anche il pilota Romain Grosjean concorda sul fatto che le apparenti somiglianze tra la Haas e la Ferrari siano perfettamente logiche: «Usiamo lo stesso cambio e la stessa sospensione, e tutti sanno che la sospensione determina l'aerodinamica». Forse a far nascere queste voci è stato più che altro chi rosica per essersi ritrovato troppo indietro in classifica?