17 settembre 2019
Aggiornato 22:30

Donadoni risponde allo scomodo paragone fra Sarri e Sacchi

Nonostante le notevoli differenze fra i due personaggi, proseguono le presunte somiglianze fra l'ex plurivincente allenatore del Milan e l'attuale tecnico del Napoli

Roberto Donadoni, allenatore del Bologna
Roberto Donadoni, allenatore del Bologna ANSA

BOLOGNA - E' nel destino di alcune persone ricevere una costante magnificenza mediatica a prescindere dai risultati ottenuti e, viceversa, è nel destino di altre essere trascurati e lasciati nell'ombra. Prendete, ad esempio, Maurizio Sarri e Roberto Donadoni: il primo da solamente tre anni sta calcando palcoscenici importanti dopo una carriera da allenatore di provincia con esoneri e disastri in serie, prima degli splendidi e redditizi anni di Empoli che gli sono valsi la corte del Milan e l'ingaggio del Napoli dove, nonostante gioco e complimenti, ha finora raccolto zero. Il secondo, invece, ha ottenuto risultati importanti in piazze difficili come Livorno, Cagliari, Parma e Bologna, oltre ad aver guidato la Nazionale, senza però entrare nelle grazie del grande pubblico e del mondo del giornalismo che continua a snobbarlo, a differenza del collega toscano, idolatrato ai limiti del grottesco nonostante gli zeru tituli, per dirla alla Mourinho, uno che invece di vittorie se ne intende eccome.

Paragoni impossibili

E, a proposito di confronti, c'è chi si ostina a proporre possibili somiglianze fra Arrigo Sacchi e Maurizio Sarri, ovvero fra il tecnico che trent'anni fa ha rivoluzionato il calcio italiano, convincendo tutti che si potesse vincere ovunque, senza accontentarsi del classico pareggio in trasferta e dello strimizito successo in casa e l'attuale allenatore del Napoli. Sacchi ha portato il suo Milan a dominare in Italia (dove avrebbe anche potuto e dovuto vincere di più) ed in Europa dove fino allo scorso anno è rimasta l'ultima squadra a vincere per due volte di fila la Coppa dei Campioni. Sacchi, col suo pressing forsennato e con campioni assoluti plasmati ed ordinati in una macchina perfetta, è nell'olimpo del calcio internazionale come il più grande rivoluzionario della panchina. Rivoluzionario e vincente. E Sarri? Sarri ha finora portato l'Empoli in serie A (come Salvemini, Spalletti, Silvio Baldini e Mario Somma), salvato i toscani con una brillantissima stagione e guidato il Napoli ad un secondo, ad un terzo posto e alla lotta scudetto attuale con la Juventus, oltre a collezionare fallimenti in Europa, in Coppa Italia e a lasciarsi andare a continue e logoranti lagne sui fatturati dei club, sui campi da gioco, sulle date e sugli orari delle partite, dando sfogo ad uno straziante campionario di lamentele di cui il calcio italiano vorrebbe e dovrebbe decisamente fare a meno.

Donadoni svicola

Eppure, i possibili ed improponibili paragoni con Arrigo Sacchi si ripresentano sovente, un po' perchè il calcio in Italia ha ormai poco da dire e da proporre che pure un semplice e ben organizzato 4-3-3 come quello del Napoli passa per spettacolo puro, un po' perchè tv e giornali devono oggi ravvivare e mistificare ogni cosa. E' il caso del salotto domenicale di Sky che ogni settimana è costretto a vendere il proprio prodotto (ovvero la serie A) come se fosse l'evento più affascinante del pianeta; padrona di casa, Ilaria D'Amico non appena ha avuto ai suoi microfoni Roberto Donadoni al termine di Bologna-Sassuolo 2-1, anzichè commentare il successo dei rossoblu con l'allenatore bergamasco, ha subito chiesto se fosse possibile paragonare il Napoli di Sarri al Milan di Sacchi. Nell'imbarazzo generale dello studio e soprattutto degli abbonati a casa, Donadoni ne è uscito con eleganza e signorilità, un po' come quando si liberava degli avversari da calciatore: "Parliamo di epoche diverse e dunque è sempre complicato fare paragoni, certo Sacchi ha cambiato il calcio ed ottenuto grandi successi, un po' l'obiettivo di Sarri che guida un'ottima squadra ed è un ottimo tecnico. Certo, per fare grandi le squadre ci vogliono anche i giocatori e ce ne vogliono tanti, guardate quel che è successo in coppa giovedì quando al Napoli mancavano calciatori importanti ed ha finito col perdere malamente".

Mentalità e gestione

Napoli che, per inciso, ha perso anche per la mentalità del suo tecnico che ha passato le ore precedenti alla gara col Lipsia imprecando contro la Coppa Uefa e contro la Lega, fornendo così ai suoi un ottimo alibi per cadere sotto i colpi dei tedeschi. E inoltre, se gli azzurri hanno una rosa limitata è anche colpa dello stesso Sarri, incapace di inserire i nuovi acquisti se non dopo mesi e mesi di apprendistato. Fra un salamelecco, un complimento ed un paragone più o meno azzeccato e proposto quasi quaotidianamente dai media, sarebbe forse opportuno che qualcuno ricordasse al tecnico napoletano anche questa discutibile gestione che sta portando il Napoli a rischiare l'ennesimo zero alla voce vittorie.