18 ottobre 2019
Aggiornato 06:00

André Silva, Dybala, Schick: tre storie diverse eppure simili

Il rendimento del centravanti portoghese sta dividendo i tifosi del Milan ed i paragoni con altri calciatori rivali tengono banco nelle discussioni rossonere

André Silva, prima stagione al Milan
André Silva, prima stagione al Milan ANSA

MILANO - L'acquisto di André Silva sta facendo discutere ampiamente l'ambiente milanista, soprattutto a coronamento dell'ennesimo disastro stagionale di una società che, nonostante il cambio di proprietà e dirigenza, non riesce proprio a risollevarsi. Andrè Silva è sul banco degli imputati perchè in 17 partite di campionato ha realizzato la bellezza di zero reti, venendo impiegato col contagocce prima da Montella e poi da Gattuso; inizialmente giustificato dalle reti a grappoli in Coppa Uefa, oggi il portoghese non sembra godere più di alcun alibi fra i tifosi rossoneri e quei gol messi a segno in Europa vengono quasi dimenticati ed associati ad avversari tecnicamente mediocri. I 38 milioni pagati dal Milan al Porto in estate e che hanno precluso la possibilità di arrivare a centravanti top come Aubameyang, Belotti, Diego Costa o Morata, pesano adesso come un macigno e l'astinenza sottorete di André Silva preoccupa e divide il popolo milanista, fra chi dice di aver fiducia ed attendere l'esplosione del lusitano e chi lo ha già bollato come bidone, manco fosse Luther Blisset o Luis Silvio Danuello.

Parallelismi

Inutile ribadire che Silva, classe 1995, 11 reti in 18 partite con la nazionale portoghese, è uno dei talenti migliori del calcio europeo, inserito in tutte le classifiche stilate dai maggiori quotidiani e dall'Uefa, appetito da diversi club che volevano strapparlo al Porto, protetto e spinto da Cristiano Ronaldo, suo compagno in nazionale. Certo è che il numero 9 del Milan è in evidente ritardo con il processo di ambientamento in Italia: parla poco e male la lingua, nelle partite di serie A appare ancora acerbo, non riesce ad imporsi, non vince contrasti e non tira mai in porta, dati che spiegano sia lo zero alla voce gol che la costanza degli allenatori di lasciarlo in panchina, nonostante davanti abbia l'inutilità fatta centravanti, vale a dire Kalinic. In molti dicono di aspettare, ricordando i primi mesi di Dybala alla Juventus, ovvero quando nella stagione 2015-2016 l'argentino arrivò a Torino dal Palermo e fece inizialmente fatica ad imporsi, con Allegri che lo destinava alla panchina senza apparentemente dargli fiducia; nella seconda parte dell'annata, Dybala divenne titolare inamovibile, chiudendo il campionato con 19 reti. Un paragone azzeccato e ben augurante per André Silva, anche se di contro c'è l'esempio di Patrik Schick, classe 1996, che lo scorso anno a nemmeno 21 anni si impose fin da subito alla Sampdoria pur non essendo titolare fisso, ma segnando regolarmente in ogni occasione, anche giocando pochi minuti; 11 reti in 32 partite, quasi nessuna (specie nella prima parte) partendo dall'inizio, segno che si può far gol anche senza posto fisso. André Silva è un talento indiscutibile, oltre che un patrimonio tecnico ed economico del Milan e la società rossonera deve difenderlo, proteggerlo e sostenerlo, ma anche il calciatore deve iniziare a dare di più, a prendersi maggiori responsabilità in campo, a calciare in porta anche col rischio di sbagliare. A Dybala sono serviti alcuni mesi, a Schick meno, ma certamente entrambi a dicembre avevano offerto molte più certezze del centravanti del Milan, ancora alla ricerca di sè stesso.