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Sprofondo azzurro: l’alibi di Tavecchio e il “fenomeno” Ventura

L’apocalisse evocata dal presidente federale è purtroppo arrivata e questo è il momento della resa dei conti. Sul banco degli imputati, naturalmente, il gatto e la volpe Tavecchio e Ventura: il primo per aver scelto il secondo, il ct per aver voluto vincere la sua personale battaglia contro il mondo senza pensare al bene della Nazionale.

Gian Piero Ventura, uno dei principali responsabili dell'apocalisse azzurra
Gian Piero Ventura, uno dei principali responsabili dell'apocalisse azzurra (ANSA)

MILANO - E ora che ne sarà della Nazionale italiana di calcio? Difficile fare previsioni al momento, almeno fino a quando non sarà delineato il futuro della Federcalcio e del suo presidente Carlo Tavecchio. A lui dovrebbe spettare il compito di scegliere il successore di Gian Piero Ventura, così come nel 2016 decise di puntare tutto sull’ex allenatore del Torino.
Una mossa rivelatasi fallimentare sotto tutti i punti di vista e che andrebbe adesso analizzata con cura per evitare di ripetere di nuovo lo stesso imperdonabile errore. Perchè di errore si è trattato, su questo almeno non sembrano più esserci dubbi. Puntare su un tecnico che in quasi 40 anni di onesto lavoro in panchina ha raggiunto all’apice della carriera al massimo un settimo posto alla guida del Torino è sembrato fin da subito un azzardo di proporzioni incalcolabili. Che Ventura fosse un tecnico inadeguato è apparso immediatamente chiaro anche analizzando un altro dato purtroppo inconfutabile: appena 14 gettoni racimolati in ambito europeo, sempre alla guida dei granata in Europa League. Se questo può risultare un curriculum idoneo per diventare il commissario tecnico dell’Italia, allora vale tutto.

Cifre folli
A parziale giustificazione di Carlo Tavecchio che l’ha scelto, c’è da dire che il buon Ventura si è «accontentato» di appena 1,45 milioni di euro l’anno per caricarsi sulle spalle tutto il peso della Nazionale. Più o meno un terzo di quanto percepiva Antonio Conte, ct del biennio 2014-16. Per non parlare delle cifre che attualmente incassano i vari big della panchina che vengono invocati a gran voce dai tifosi italiani: Ancelotti, Allegri, Mancini, oltre naturalmente al Conte-bis. Tutti profili che viaggiano su medie tra i 7 e i 10 milioni di stipendio annuo dai loro rispettivi club, cifre oggettivamente fuori portata per la modesta FiGC. 

Il «fenomeno»
In attesa di capire cosa deciderà la Federcalcio e soprattutto se riuscirà a trovare le risorse per convincere uno dei santoni succitati, resta sul piatto l’analisi delle responsabilità per un fallimento tanto doloroso quanto purtroppo ampiamente messo in preventivo. L’errore più grande di Carlo Tavecchio è stato quello di puntare su un tecnico mediocre ed evidentemente non pronto per certi palcoscenici ma con la voglia di fare il «fenomeno». Perchè questo si è rivelato alla fine Gian Piero Ventura, un arrogante e presuntuoso allenatore che ha preteso di imporre le proprie idee contro tutto e tutti, ma soprattutto contro la logica. 

Battaglia personale
Cambiare almeno quattro volte modulo tattico nel corso del suo anno e mezzo alla guida della Nazionale fotografa l’evidente stato confusionale del ct, non strettamente legato alla disfatta del Bernabeu contro la Spagna, ma palesatosi purtroppo anche prima. Solo che per affrontare la marcia verso Russia 2018, anzichè affidarsi ai suoi uomini più affidabili e a quelli di maggior talento a disposizione, Ventura ha deciso di voler vincere la sua personalissima battaglia andando contro il buon senso e sfidando un’opinione pubblica mai così compatta contro le sue decisioni. 
Il risultato è sotto gli occhi di tutti e delle scuse postume del ct, adesso che ci toccherà guardare il mondiale dal buco della serratura, sinceramente non sappiamo proprio cosa farcene.