20 novembre 2019
Aggiornato 03:30

Montella: mille di questi equivoci

I tre giorni decisivi per il futuro dell’allenatore del Milan, chiamato a vincere contro Chievo e Juventus, sono caratterizzati da dubbi e perplessità di natura tattica

Vincenzo Montella, allenatore del Milan
Vincenzo Montella, allenatore del Milan ANSA

MILANO - Il Milan si appresta a vivere una parte di settimana fondamentale per il proseguimento di un campionato già ampiamente compromesso, nonché per il futuro di Vincenzo Montella, allenatore senza certezze e la cui posizione in panchina traballa sempre di più con 4 sconfitte in 9 giornate e l’ultima vittoria in serie A ormai lontana nella notte dei tempi. Il tecnico rossonero è chiamato a svoltare la stagione a favore della propria squadra, invertendo una rotta che ha preso la piega peggiore possibile: il turno infrasettimanale col Chievo e la gara di San Siro contro la Juventus in programma sabato pomeriggio diranno probabilmente e definitivamente che tipo di futuro attende il Milan ed il proprio tecnico.

Squadra che convince si cambia

 Al Bentegodi, Montella dovrà fare i conti pure con le assenze, la squalifica di Bonucci e gli infortuni di Conti e Bonaventura, con l’ex atalantino fuori anche per Milan-Juve e Sassuolo-Milan), e più in generale con una situazione di confusione, in fondo da lui stesso generata con cambi di modulo continui, calciatori prestati a ruoli mai affrontati prima ed una conduzione all’insegna della mosca cieca, «proviamo come va così». Contro il Genoa, l’espulsione di Bonucci aveva restituito una difesa a 4 solida e convincente, in cui Romagnoli e Musacchio si muovevano da padroni sicuri e perentori, segno che la strada da seguire poteva e doveva essere questa; invece verso la sfida col Chievo, Montella riproporrà ancora una volta quella retroguardia a 3 che di certezze sinora ne ha date fin poche: Zapata, Musacchio e Romagnoli comporranno il trio difensivo di un Milan ancora alla ricerca di sé stesso e di un allenatore ancora convinto di poter improvvisare e di non dare un’impronta alla sua squadra, costretta pure a fare i conti con un attacco al di sotto delle attese, perché Kalinic è quello che è (ovvero ben poca cosa), Cutrone bravo e volenteroso ma pur sempre poco più di un bambino, mentre di Andrè Silva si sono ormai perse le tracce. Di questo passo, i rossoneri sono destinati a vivacchiare, perdendo ancora una volta quel treno che è già partito da un po’; Montella deve ancora scegliere a quale stazione salire, ma occorre far presto prima che venga annunciata l’ultima fermata prima dell’arrivo.