Calcio - Serie A

Donnarumma, il Milan, Raiola e quello strano concetto di minaccia

Situazione sempre più compromessa quella che si è venuta a creare tra il Milan, Donnarumma e il suo procuratore. I tifosi ormai contestano platealmente (ma civilmente) il portiere, Raiola allude a strane minacce, ma l’unica che si legge è la sua: «Quello che è già stato fatto è molto vicino o è già mobbing».

Il portiere del Milan Donnarumma
Il portiere del Milan Donnarumma (ANSA)

MILANO - Adesso li chiamano pseudo-tifosi. I protagonisti della coreografica e colorita forma di protesta andata in scena al MKS Stadion di Cracovia, sono i veri peccatori, quelli da mettere al bando, quelli da additare come i brutti e i cattivi, il vero e autentico male del calcio. Ad ascoltare i resoconti del post-partita tra Italia e Danimarca Under 21 è questo quello che emerge: da Sky alla Rai, passando per la Gazzetta e tutti i principali organi di informazione, prendere in giro un ragazzo di soli 18 con lo striscione «Dollarumma» e una pioggia di dollari falsi lanciati sul terreno di gioco è un’offesa al buon senso e al vivere civile, praticamente una vergogna. 
Peccato che quel ragazzo di appena 18 anni abbia appena rifiutato un contratto di 50 milioni di euro lordi per 5 anni messo sul piatto dalla società per cui dice di aver sempre fatto il tifo e, conseguenzialmente, abbia fatto sprofondare nella disperazione milioni di fans rossoneri. Un amante ferito, si sa, reagisce spesso sopra le righe. 

Protesta pacifica
Eppure secondo l'opinione pubblica i tifosi del Milan, umiliati, delusi, traditi, presi in giro dalla squallida manfrina orchestrata dallo spietato Raiola e dalla famiglia Donnarumma, sarebbero ora degli pseudo tifosi. Eppure quella inscenata in Polonia è stata una manifestazione di disappunto civile, corretta, pacifica, nulla di violento nè tantomeno minaccioso. Un tentativo maldestro, probabilmente ingenuo, magari volgarotto, ma sicuramente genuino e ruspante di far capire al ragazzino diciottenne che non si distruggono in questo modo i sentimenti di chi ti ha incoronato idolo incontrastato della piazza rossonera. Evidentemente però al popolo milanista neppure questo è consentito. 

La regola di Mino
D’altronde oggi è Mino Raiola che detta le regole. Proprio lui, l’ineffabile procuratore di Nocera Inferiore che da un lato inscena quell’ignobile manfrina della conferenza stampa che poi si trasforma in una specie di comizio a reti unificate solo per pochi eletti; dall’altro, nel suddetto messaggio urbi & orbi alla popolazione, prima lamenta le «minacce» della piazza nei confronti suoi e del suo assistito facendo riferimento ad un pericoloso striscione esposto davanti alla sede del Milan e colpevolmente non rimosso dal club (il cui testo è un innocuo: «Non si accettano ricatti, avanti così A.C. Milan»), per poi lanciare i suoi strali contro la dirigenza rossonera, nella fattispecie Mirabelli annunciando che «Quello che è già stato fatto è molto vicino o è già mobbing». Di fatto, questa si una vera minaccia nei confronti del club di via Aldo Rossi.

Io non ci sto
Ecco chi è e cosa rappresenta Mino Raiola per il mondo del calcio, non semplicemente per il Milan. Un procuratore in grado di infilarsi in tasca oltre 30 milioni dal trasferimento di Pogba dalla Juve al Manchester United e capace di mettere i soldi davanti a tutto, anche ai sentimenti di un ragazzino che avrebbe voluto a tutti costi firmare per quella squadra che ama fin da bambino e che invece, per colpa di una gestione sconcertante e imperdonabile della trattativa, sarà costretto ad andare via. E noi dovremo restare buoni buoni ad assistere a questo sfacelo senza battere ciglio? No grazie, io non ci sto. Evviva la sana contestazione dei tifosi del Milan, evviva chi ha il coraggio di dire basta a questo squallido andazzo imperante nel nostro calcio.