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Rivoluzione Milan: crolla l’ultimo dogma berlusconiano

Il tecnico rossonero Montella, messo alle strette dalle gravi assenze in vista del match contro l’Atalanta, ha provato in questi giorni la difesa a 3, contraddicendo il primo punto della filosofia berlusconiana, i 4 in linea dietro. E a conferma di un cambio di strategia tattica, ecco i movimenti sul mercato di Fassone e Mirabelli.

L'ex patron del Milan Silvio Berlusconi
L'ex patron del Milan Silvio Berlusconi (ANSA)

MILANO - Scandalo a Milanello. Proprio mentre in tutti gli ambienti calcistici rimbombano le parole di Silvio Berlusconi sul suo rapporto viscerale con la sua creatura rossonera («Il mio Milan mi mancherà enormemente, rimarrò il primo tifoso del Milan, pronto ogni domenica a gioire e a soffrire, come facevo da bambino quando mio padre mi portava allo stadio»), corroborate da altre indiscrezioni sul fronte politico regalate dal segretario della Lega Nord e grande tifoso milanista Matteo Salvini («È vero che Berlusconi dettava le formazioni e infatti non è mai andato d’accordo con un solo allenatore»), qualcuno al centro sportivo di Carnago ha finalmente avuto il coraggio di ribellarsi all’ordine costituito.

Zaccheroni licenziato
Non che la cosa abbia più molta importanza visto che il club di via Aldo Rossi è di recente passato nelle mani distratte di Li Yonghong, decisamente meno invadente del suo predecessore, ma l’atto di forza perpetrato nei giorni scorsi da Vincenzo Montella ai danni della filosofia di Arcore ha del clamoroso. Da oggi a Milanello è stata sdoganata la difesa a 3, primo dogma assoluto della religione calcistica berlusconiana e causa principale - quasi 20 anni fa - del licenziamento del povero Zaccheroni, malgrado uno scudetto vinto sul filo di lana ai danni di una Lazio decisamente più forte.

Battaglia per il trequartista
L’ennesimo segno dei tempi. In passato molti dei recenti allenatori rossoneri (da Carletto Ancelotti allo stesso Montella, passando per Allegri, Inzaghi e Mihajlovic) hanno provato a contraddire l’ex numero uno del Milan sulla questione trequartista più due punte, altra fissa presidenziale, ma nessuno ha mai avuto l’ardire di sfidare Berlusconi sullo scoglio insuperabile della difesa a 4. Su quel punto l’imperatore di Arcore non avrebbe mai potuto acconsentire, pena il licenziamento. E pazienza se intanto, sia in Italia che in Europa, il 3-5-2 è diventato uno schema spesso funzionale al raggiungimento di preziosi successi. 

Campo libero
Ora che Silvio Berlusconi è andato in pensione, anche il Milan può sentirsi libero di attingere alla completa varietà di moduli e schemi in circolazione, senza per forza dover urtare la suscettibilità del patron. E a conferma del fatto che i tentativi andati in scena negli ultimi giorni a Milanello sono qualcosa di più di una semplice emergenza in vista del delicatissimo match contro l’Atalanta, ecco arrivare anche dal fronte mercato importanti indicazioni sul fatto che la difesa a 3 potrebbe rappresentare una solida base anche per il Milan del futuro.

Le nuove strategie
Dopo aver messo definitivamente le mani sul difensore Musacchio, centrale ruvido e spigoloso, il neo amministratore delegato Fassone e il responsabile dell’area tecnica Mirabelli stanno pianificando l’acquisto di un altro centrale di spessore, da affiancare per la prossima stagione all’argentino del Villarreal e all’intoccabile Romagnoli. In quest’ottica va vista la manovra di accerchiamento alla Lazio dei nuovi dirigenti rossoneri, non solo per il talentuoso attaccante Keita, ma anche per il centrale olandese De Vrji. Senza dimenticare l’accordo molto vicino con il Fenerbahçe per il centrale danese Kjaer, vecchia conoscenza del calcio italiano. 

Una cosa è certa, dopo il trentennio berlusconiano al Milan si volta definitivamente pagina.