17 ottobre 2019
Aggiornato 12:31

Milan: cambiano i suonatori ma la musica è quasi la stessa

Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi ed ora Montella: l’Europa è una chimera per tutti gli allenatori rossoneri dell’ultimo quinquennio, segno che le cause dei disastri sono da ricercare altrove

Vincenzo Montella, allenatore del Milan
Vincenzo Montella, allenatore del Milan ANSA

MILANO - Vincenzo Montella non salterà alla fine di questa stagione, anzi, la sua conferma è alquanto scontata, ma i risultati del tecnico campano al suo primo anno di Milan non si discostano di tanto da quelli dei suoi recenti predecessori. Montella ha riportato a Milanello un trofeo dopo oltre 5 anni, è vero, oltre a dare spesso l’impressione di aver inculcato nei suoi calciatori una mentalità diversa, più propositiva, e di aver motivato un gruppo depresso e demoralizzato dalle disastrose annate precedenti. Eppure, alla pari di Seedorf nel 2014, Inzaghi nel 2015 e la coppia Mihajlovic-Brocchi nel 2016, al 99% anche l’ex allenatore della Sampdoria chiuderà il campionato fuori dalle posizioni europee, anche fuori da quella Coppa Uefa che spesso al Milan era vista  come competizione inutile e quasi da snobbare e che invece oggi sarebbe il punto più alto da poter raggiungere per i rossoneri. Il tempo, le partite e i punti a disposizione per centrare l’Europa, in realtà ci sarebbero pure, ma in fondo anche il Pescara (che ha bloccato il Milan nell’ultima gara di campionato) se si aggrappa alla matematica può sperare ancora nella salvezza; la realtà è che l’Inter è troppo più forte dei rossoneri, e Lazio ed Atalanta continuano a vincere, i bergamaschi dando pure spettacolo. Il Milan arranca, nel girone d’andata ha perso troppi punti, dalle sconfitte contro Udinese e Sampdoria ai pareggi contro Torino e Pescara, mentre le rivali hanno marciato a ritmi sostenuti senza dare mai l’idea di afflosciarsi. Ed ora persino la derelitta Fiorentina sta rosicchiando punti ad un Milan incostante che pure troppo ha saputo fare sinora, al netto di un organico raffazzonato, con qualche buona individualità, un unico fenomeno (Donnarumma) ed un’accozzaglia di onesti mestieranti e poco più.

Il pesce puzza dalla testa

 Il problema non è in panchina (e non lo è mai stato), e nemmeno i tifosi possono prendersela con chi va in campo, perché a mancare non è quasi mai l’impegno, bensì le basi tecniche, tattiche e caratteriali dei calciatori; nelle ultime quattro stagioni (compresa quella attuale) il Milan ha mancato l’accesso all’Europa e la rosa a disposizione dei tecnici non è mai stata rinforzata, basandosi sui parametri zero ed i prestiti racimolati da Adriano Galliani grazie ad amici procuratori e presidenti. No, così non può andare avanti: la cessione societaria (che pure di garanzie ne dà a singhiozzo) è necessaria per restituire aria nuova al Milan ed un’organizzazione economico-societaria solida e programmata; spendere tanto e spendere bene, i sostenitori rossoneri non sono gli ultimi dei fessi, non chiedono di arrivare alla Juve in quattro e quattr’otto, chiedono una ponderazione negli obiettivi e nella campagna acquisti, chiedono calciatori di alto livello che permettano a Montella di proseguire nel suo lavoro ma con una mano d’opera migliore di quella attualmente a sua disposizione.