13 novembre 2019
Aggiornato 21:30

Ferrari, è emergenza ingegneri: i migliori se ne vanno e non ne arriva nessuno

Solo ieri due ex si sono accasati alla concorrenza: il direttore tecnico James Allison alla Mercedes e il capo aerodinamico Dirk de Beer alla Williams. E intanto il presidente Sergio Marchionne non assume nessun rimpiazzo

Sebastian Vettel al pit stop con gli uomini Ferrari
Sebastian Vettel al pit stop con gli uomini Ferrari Ferrari

ROMA – Quello degli ingegneri, in Formula 1, è un mercato particolare. Ci sono le squadre che li assumono, per continuare a rafforzare i propri reparti tecnici, anche se vincono da tre stagioni di fila, come la Mercedes. E ci sono quelle che continuano soltanto a cacciarli, come la Ferrari. Peccato che gli uomini mandati via dalla Rossa vengano poi contesi dai team avversari. Il caso più illustre è quello di Aldo Costa: il progettista licenziato a metà 2011 dal Cavallino rampante come capro espiatorio della crisi di risultati di Fernando Alonso, e accasatosi pochi mesi dopo alle Frecce d'argento con le quali, nel frattempo, ha vinto tre Mondiali consecutivi. I due più recenti sono avvenuti entrambi ieri: l'ex direttore tecnico James Allison (che per la verità dalla Ferrari ha divorziato consensualmente, un po' perché voleva riunirsi in Inghilterra ai figli rimasti orfani di madre, un po' perché accusato da Marchionne di essere padre padrone del suo reparto) ha raggiunto Costa alla Mercedes, l'ex capo aerodinamico Dirk de Beer è passato alla Williams. «Con la sua vasta esperienza di diversi anni in questo ruolo (prima della Scuderia aveva lavorato in Sauber e poi in Lotus-Renault con lo stesso Allison, ndr) e la sua conoscenza tecnica costituirà indubbiamente un grande punto di forza del nostro team che punta a tornare nelle parti alte della griglia», lo ha accolto la team principal Claire Williams. Dio solo sa quanto serva un buon aerodinamico alla Ferrari, ora che il reparto è in mano a personale di scarsa esperienza (il capo David Sanchez fino a ieri si occupava solo degli alettoni, mentre il suo braccio destro Enrico Cardile viene addirittura dal Gran Turismo, non dalla F1), che il telaio è diventato il principale punto debole della monoposto e che la rivoluzione regolamentare di quest'anno ne ha ulteriormente aumentato la rilevanza. Invece, per ovviare a queste defezioni, Marchionne non ha provveduto nemmeno a un nuovo ingaggio, fidandosi ciecamente delle risorse già presenti in squadra. Stando alle poco rassicuranti indiscrezioni che filtrano sulla nuova vettura, almeno per ora non sembra averci visto particolarmente giusto.

Troppe tensioni
Possibile che tutte le altre squadre sbaglino così clamorosamente la loro valutazione, siccome fanno a gara per assumere dei tecnici cacciati con ignominia da Maranello? Piuttosto, le possibilità sembrano soltanto due: o la Ferrari li ritiene talmente degli incapaci da lasciarli volentieri andare, con l'obiettivo segreto di zavorrare la concorrenza, o più probabilmente sono gli stessi ingegneri che non vedono l'ora di lasciare l'Italia. Forse perché è l'atmosfera all'interno della squadra ad essere tornata invivibile, come accadeva nei bui anni '90 prima dell'arrivo di Jean Todt, di Ross Brawn e di Michael Schumacher. I risultati che non arrivano, la pressione dei vertici che aumenta, lo scaricabarile delle responsabilità interne tra i reparti, gli inevitabili litigi e malcontenti. Per tornare a vincere, la Rossa dovrà innanzitutto tornare ad essere una squadra, e questo è compito preciso di chi comanda: il presidente e il team principal Maurizio Arrivabene. Altrimenti, non ci si potrà poi stupire se gli uomini chiave prendono la porta della Gestione sportiva solo per andarsene, e mai più per entrare.