14 luglio 2020
Aggiornato 20:30
Ecco perché i propulsori tedeschi sono così imbattibili

Luca di Montezemolo: «Il cambio di regolamento? La Mercedes lo sapeva da 7 anni»

Clamorosa rivelazione dell'ex presidente della Ferrari: i motori ibridi vennero introdotti in Formula 1 solo nel 2014, ma «Lauda mi ha confessato che le Frecce d'argento ci lavoravano già dal 2007. E io sbagliai ad accettarli»

Luca Cordero di Montezemolo
Luca Cordero di Montezemolo Ferrari

ROMA – Il dominio Mercedes nelle ultime tre stagioni della Formula 1 non deve affatto sorprendere. Se le Frecce d'argento sono riuscite a costruire dei motori ibridi così imbattibili a partire dal 2014, anno in cui sono stati introdotti nel regolamento tecnico, è perché alla formula dei V6 turbo 1.6 stavano lavorando già dal 2007. Ovvero dalla bellezza di sette anni prima. Un sospetto che è circolato a lungo nelle voci di paddock, ma che oggi riceve l'autorevole conferma dell'ex presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo. «Lauda mi ha recentemente confessato che la Mercedes ci lavorava già dal 2007, per questo erano così inflessibili durante quelle trattative», ha rivelato a La Repubblica. Una bomba che porta con sé almeno due inevitabili domande. La prima: come faceva la casa di Stoccarda a sapere con sette anni di anticipo quale regolamento tecnico avrebbe deciso la Federazione internazionale dell'automobile? La seconda: perché la Ferrari, che ha il diritto di veto su tutte le modifiche regolamentari più significative, le ha accettate ugualmente pur conoscendo il vantaggio della sua concorrenza? «Io feci un errore, sì – ammette Montezemolo – Però mi faceva impressione mettere la Ferrari in una posizione di opposizione a un’evoluzione del genere. Una Ferrari che aveva paura, non poteva essere la mia Ferrari». Tutto questo riguarda il passato. Questa stagione 2017 riserva, però, una nuova rivoluzione nelle regole, che stavolta potrebbe rallentare la dominante Mercedes: «La storia della F1 insegna che ad ogni grande cambiamento regolamentare c’è stata qualche sorpresa – prosegue il 69enne manager, oggi in Alitalia – Vediamo quale sarà. Intanto perfino Marchionne, che è uomo intelligente, ha capito che lo sport non è come la Borsa e che gli annunci non influiscono se non negativamente sugli esiti. Quindi è rimasto più prudente. Buon segno».

Il dopo Ecclestone
L'altro sostanziale cambiamento a cui andrà incontro la Formula 1 quest'anno è il cambio al vertice con il licenziamento del patron Bernie Ecclestone: «L’altro giorno abbiamo parlato a lungo, e mi ha chiesto se gli potevo dare una mano a trovare un lavoro – ha sorriso l'ex numero uno di Maranello – L’uomo ha risorse infinite. Però, a parte le battute, quello che è successo era inevitabile. Per motivi principalmente naturali: non si può chiedere a un 86enne di essere l’uomo del cambiamento, non a uno con quella personalità lì, poi, abituato ad essere l’one man show di ogni situazione, il deus ex machina di ogni crisi. E nemmeno si può chiedere a un gruppo che ha investito 8,5 miliardi di dollari di rinunciare a modernizzare un business che aveva bisogno di importanti cambiamenti, e che non è in linea con le aspettative e la cultura dei nuovi proprietari. L'errore di Bernie? Forse aver pensato di poter continuare a fare tutto da solo anche in un’epoca in cui questo è impossibile». E dire che il nuovo Ecclestone poteva addirittura essere lui: «Nel 2014, quando ero appena uscito dalla Ferrari mi chiesero di guidare la F1 al fianco di Ecclestone. Avevo in mente una struttura con tre teste: una dedicata al commerciale, una al regolamento e alla tecnica, e una finanziaria. Gli americani di F1 ne sanno come lei ne sa di astronomia. Però hanno già dato prova di sapersi muovere, di essere intelligenti e in più hanno tutto l’interesse a far rinascere la F1 come sport. Devo dire però una cosa. Con Bernie potevano essere più eleganti. Ecclestone è stato l’inventore della F1 moderna. Un genio assoluto. Arrivai nel ’73 e lui era già lì. Me lo ricordo nel ’78, quando era il capo della Brabham sponsorizzata dalla Parmalat di Tanzi: ci fece impazzire e ci strappò Niki Lauda. Poi ha fatto tutto il resto: assicurando sempre alla sua creatura una guida solida e decisa, arrivando anche a comprare i circuiti in crisi e le scuderie, pratica nella quale qualche volta ha persino esagerato, pur di garantire la continuità dell’impresa. L’uscita di un personaggio del genere si doveva gestire con più garbo». Ora al suo posto c'è Ross Brawn, un uomo che Montezemolo conosce bene, essendo stato suo direttore tecnico nella lunga e vincente era Schumacher: «Molto dipende da cosa gli faranno fare. È un tecnico preparato. Lo vedo molto bene sul lato dei regolamenti e della tecnica. Sa tutto della F1. Ma va messo bene in campo, altrimenti è come avere Zoff e schierarlo ala sinistra. Vanno accorciate le gare, migliorata la comunicazione, semplificati i regolamenti e data loro continuità. E va consolidato il concetto che la F1 è uno sport con una tradizione nei circuiti storici europei. Basta sciocchezze come i GP in Corea e in India. Negli Usa va bene, ma uno, due al massimo. Infine va coltivato il pubblico nei circuiti: nessuno sport sopravvive senza pubblico».