19 gennaio 2020
Aggiornato 09:00
Calcio - Serie A

Milan, c'è un solo ostacolo nella corsa alla Champions

La squadra di Vincenzo Montella continua la sua marcia energica e robusta nelle parti alte della classifica di serie A. Malgrado i due punti a partita conquistati finora, per tentare l’assalto alla zona Champions servirebbe qualche innesto di qualità. Perchè questo accada però urge un’immediata collaborazione tra Galliani e Fassone.

MILANO - Il Milan ha vinto, bravo il Milan. Ok, tutto vero, tutto giusto, ma il match soffertissimo, per quanto alla fine vittorioso, portato a casa contro il Cagliari, lascia in dote oltre ai preziosi tre punti anche una serie di considerazioni che sarebbe delittuoso ignorare. Analisi tutte riconducibili ad un comune denominatore che al momento rappresenta la vera nota dolente della stagione rossonera: il mercato.

Alla vigilia della prima giornata del 2017, mister Montella ha riprovato a sollevare il problema, mettendo in discussione le strategie conservative della società in vista della campagna acquisti di gennaio: «Abbiamo un mese di tempo per parlare di mercato, però sicuramente avremo bisogno di fare qualcosa».

Serve qualcosa

Puntuale la conferma arrivata dalla prestazione opaca dei rossoneri contro un Cagliari volenteroso e asserragliato in difesa, ma ben poca cosa sia dal punto di vista tattico che tecnico. Ecco allora la questione che ha ripreso forma e vigore nelle ultime ore: può bastare l’attuale rosa a disposizione del tecnico Montella per pensare di ambire al sogno Champions che tanto affascina - come un dolce e sinuoso ricordo dei bei tempi andati - il popolo rossonero?

Checchè ne dica Galliani («Sul mercato stiamo cercando solo un attaccante esterno, niente centrocampisti, difensori, portieri o prime punte»), al Milan servirebbe una robusta iniezione di talento, classe ed esperienza. In una sola parola, qualità.

Incomunicabilità

È vero che i ragazzi di Montella - merito del tecnico ma anche della dedizione e dell’impegno di tutti i calciatori - stanno disputando un campionato ai confini dell’inimmaginabile, ma proprio per questo sarebbe ingeneroso rischiare di rovinare tutto il lavoro svolto finora dalla squadra in nome di una intransigenza societaria, sia sul fronte Fininvest che su     quello Sino-Europe Sports, che ai tifosi proprio non va giù. 

È risaputo infatti che il mercato di gennaio sarà a budget 0 per l’assoluta incompatibilità di vedute tra le due anime, quella presente e quella futura, della dirigenza rossonera. Da una parte Galliani, dall’altra Fassone (con Mirabelli accanto) sembrano poco propensi a venirsi incontro, tralasciando quello che sembra l’unico elemento inconfutabile della vicenda: entrambi dovrebbero lavorare per il bene del Milan e della sua tifoseria, invece quella che sta andando in scena sembra quasi una disputa tra le due fazioni a base di incomunicabilità, ostracismo, dispettucci e via dicendo.

L’esempio Keita

Prendiamo ad esempio la questione Keita: sempre alla vigilia di Milan-Cagliari, Galliani ha spiegato di aver chiesto gratuitamente il giocatore a Lotito, ricevendo in risposta epiteti ed ingiurie irripetibili. Tutto giusto, eppure basterebbe garantire alla Lazio un obbligo di riscatto ad una cifra decorosa - 20 milioni per un giocatore in scadenza 2018 dovrebbero andar bene - per scalfire il muro biancoceleste. Un’operazione che consentirebbe a Montella di avere subito il giocatore, non costringerebbe la Fininvest a sborsare un solo euro adesso e impegnerebbe il Milan a giugno, quando Sino-Europe Sports avrà già formalizzato le operazioni di acquisto del club e potrà finalmente investire sulla squadra. Perchè questo accada però sarebbe indispensabile realizzare la vera mission impossible rossonera: mettere tutti seduti attorno a un tavolo Galliani, Maiorino, Fassone e Mirabelli.

Al bando le ripicche

E invece, per quanto assurdo possa sembrare alla luce di un mercato pomposamente definito in condivisione, l’attuale e il futuro ad del Milan ancora non si sono mai incontrati. Non hanno neppure provato ad approntare un minimo di strategia per mettere a disposizione del tecnico Montella gli uomini giusti per tentare la scalata ad un posto Champions. Si sussurra che la colpa sia del vecchio amministratore delegato di via Aldo Rossi, fermamente intenzionato a difendere con il coltello tra i denti la sua autonomia decisionali fino a closing avvenuto. Ma così non si fa certo il bene del Milan. Sarebbe fondamentale che qualcuno lo facesse presente ai diretti interessati. Oggi, più che alle ripicchette personali, Galliani e Fassone dovrebbero preoccuparsi degli interessi rossoneri. È così difficile capirlo?