10 dicembre 2019
Aggiornato 00:30

La strana estate dei tifosi del Milan

La trattative per la cessione del club alla misteriosa cordata cinese continua a vivere un momento di stallo e tra i tifosi serpeggia il malcontento. Eppure, se Berlusconi la prendesse per buona, la soluzione per evitare tutto questo ci sarebbe.

MILANO - «Ma se poi avviene il miracolo e il Milan riesce a entrare in Europa League lo fate un articolo di scuse?». Lo sconcertante commento di un tifoso rossonero ad uno degli articoli pubblicati sul Diario Rossonero, voce drammaticamente fuori dal coro ma non per questo meno importante, arriva come un pugno nello stomaco a rimettere in discussione tutta una serie di convinzioni maturate nelle ultime settimane.
È vero, il Milan non parte battuto. La nuova cura Montella può portare indubbiamente discreti risultati, ma arrivare a definire miracoloso il raggiungimento della sesta posizione in campionato offre l’esatta dimensione del livello raggiunto da quello che una volta era il club più titolato al mondo.

Tutti contro tutti
Oggi in via Aldo Rossi volano gli stracci. Berlusconi aspetta che i cinesi si palesino ufficialmente e tirino fuori i soldi promessi, sia quelli per la Fininvest che quelli per il mercato; Galliani tenta in maniera goffa e ridicola di portare avanti trattative improbabili senza avere il potere contrattuale per chiuderle; Gancikoff fa muro contro ogni iniziativa dell’attuale amministratore delegato per la parte sportiva, quasi a voler marcare un territorio che presto potrebbe diventare suo; e i tifosi rossoneri nel mezzo, tra il depresso e il furioso, non sanno più a che santo votarsi e soprattutto cosa augurarsi per il futuro.

Ombre cinesi
Perché le avvisaglie che arrivano dal fronte asiatico sono tutt’altro che beneauguranti. Silvio Berlusconi aveva promesso che avrebbe ceduto il Milan solo grazie alle ripetute garanzie dei nuovi acquirenti di investire ben 400 milioni in due anni per potenziare la squadra. Ma è bastato andare un po’ a fondo con la vicenda per scoprire che i milioni che finirebbero nelle mani di Galliani per il mercato al momento degli signing, cioè della firma sui contratti preliminari per la cessione del club, sono appena 15. Al momento del closing ce ne sarebbero altri 85, ma a mercato abbondantemente finito e comunque un po’ poco per fare sogni di gloria, visto il valore oggettivo di una rosa che arriva da un ottavo, un nono e un decimo posto in campionato negli ultimi tre anni.

Basterebbe poco
Ma l’alternativa ai misteriosi cinesi (a proposito, il giorno che qualcuno dei protagonisti di questa famosa cordata deciderà finalmente di materializzarsi sarà sempre troppo tardi), quindi la conferma di Silvio Berlusconi alla presidenza del Milan, appare per i tifosi come una iattura di proporzioni incalcolabili. Eppure basterebbe poco per rifondare la società  con un minimo di fondi a disposizione e soprattutto con idee nuove. La Juventus ha dimostrato che si può partire da zero (una retrocessione in serie B) e risalire piano piano la china grazie a operazioni lungimiranti con cui tornare a dominare in Italia e magari anche in Europa.  

Ribaltone societario
Se l’imperatore di Arcore accettasse per buono questo semplice concetto probabilmente rispedirebbe a casa i sedicenti imprenditori cinesi, caccerebbe tutti i vertici dell’attuale società - da Galliani alla figlia Barbara - e ricostruirebbe da capo con uomini nuovi, giovani, intraprendenti e affamati di successo e vittorie. Qualche personaggio brillante, capace e carismatico del livello di Paratici della Juventus o Giuntoli del Napoli. Perché, come direbbe il dottor Frankenstin del celeberrimo «Frankenstein junior», «Si - può - fare!»