28 settembre 2021
Aggiornato 19:30
Calcio - Serie A

Anche al Milan è tempo di ballottaggi

In perfetta sincronia con quanto sta accadendo in tutta Italia a livello amministrativo, il Milan è al centro di tutta una serie di ballottaggi sia dal punto di vista societario che tecnico. Con la notevole differenza che a decidere in questo caso non è il volere popolare, ma quello di un’unica persona: Silvio Berlusconi.

MILANO - In Italia è tempo di ballottaggi, e non solo a livello amministrativo. Prendete ad esempio la situazione del Milan, è tutto un ballottaggio: c’è quello tra Berlusconi e la cordata di imprenditori cinesi intenzionata ad acquisire il 70% del pacchetto azionario del club di via Aldo Rossi; c’è quello tra Adriano Galliani e Gancikoff per il prestigioso ruolo di amministratore delegato del club; c’è quello tra Brocchi e Giampaolo per decidere chi siederà il prossimo anno sulla panchina rossonera; c’è perfino quello strategico tra il Milan giovane e italiano voluto da Berlusconi in contrapposizione con una versione del luxe tutta nastrini e pailettes, possibile grazie alle nuove potenti risorse asiatiche.

Berlusconi o cinesi

Appare evidente come il primo e decisivo ballottaggio sia quello che deciderà la nuova proprietà dell’Ac Milan. Tutti gli altri, a catena, troveranno una naturale e legittima collocazione. 

L’unica differenza è che i ballottaggi milanisti non saranno decisi dal volere degli elettori, come in qualsiasi contesto democratico (anche perché probabilmente si rischierebbe il plebiscito…a favore dei cinesi), ma da quello di un’unica persona, Silvio Berlusconi.

Non è un mistero che il popolo rossonero, mai così compatto, aspetti con ansia l’ora della rivoluzione, dell’azzeramento totale di una dirigenza che dopo 25 anni di successi e trionfi ad ogni latitudine sembra aver perso smalto, brillantezza, creatività e capacità di ottenere risultati.

Clamoroso ritardo

Il problema vero in Casa Milan è che i primi segnali in arrivo dal fronte caldo della trattativa per la cessione della società ai famosi imprenditori asiatici sembrano decisamente in controtendenza con l’ipotesi agognata di una rifondazione rossonera. A parte i ritardi, questi purtroppo indipendenti dalla volontà delle parti ma causati dagli ormai ben noti problemi di salute di Silvio Berlusconi, la sensazione sempre più forte è che anche in caso di passaggio di proprietà dalla Fininvest alla misteriosa cordata cinese, in via Aldo Rossi non cambierà praticamente nulla. L’imperatore di Arcore continuerà a fare il presidente onorario, la figlia Barbara resterà in consiglio d’amministrazione e a gestire i rapporti con gli sponsor e soprattutto Adriano Galliani continuerà a fare il bello e il cattivo tempo sul mercato.

Trattative abbozzate

Saponara, Giaccherini, Pavoletti, Paredes, Immobile, Lapadula, Vasquez, per quanto riguarda il mercato in entrata; Carlos Bacca, Niang, De Sciglio, sul fronte delle cessioni; tutti i nomi che il solerte ad rossonero sta continuando a trattare per conto della vecchia e della possibile nuova proprietà. Comprensibile lo sconcerto e la preoccupazione del popolo milanista alla vista di uno scenario, già ampiamente annunciato dalle colonne del diariodelweb.it, che inizia a materializzarsi in maniera sempre più evidente all’orizzonte: cambiare tutto per non cambiare nulla.

La cosa più grave è che tra 16 giorni il Milan si radunerà per iniziare la nuova stagione. E della squadra ancora non c’è traccia.