23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Calcio - Serie A

Milan, prima Oddo poi Gattuso: piccoli allenatori crescono

La doppia cavalcata trionfale dei due ex milanisti alla guida di Pescara e Pisa fa ancora più effetto se rapportata ai fallimenti in serie dei tecnici scelti da Berlusconi e Galliani per il Milan.

MILANO - Se volessimo dare una misura del fallimento delle recenti scelti dirigenziali del Milan in materia di allenatore, basterebbe fare un rapido excursus sul processo di crescita professionale di alcuni giovani tecnici, tutti con precedenti di maglia rossonera sulle spalle. Da una parte Clarence Seedorf, Filippo Inzaghi e Cristian Brocchi, scelti dal presidente Berlusconi e dal fido amministratore delegato Galliani per guidare il prestigioso ma forse troppo impegnativo Milan; dall’altra Rino Gattuso e Massimo Oddo, neppure considerati dai vertici societari di via Aldo Rossi.

Ebbene, se Seedorf, Inzaghi e Brocchi vivono un periodo di frustrazione professionale evidente, chi ancora fermo ai box, chi costretto a ripartire dalla lega Pro, chi addirittura in attesa di una chiamata che forse non arriverà mai, Gattuso e Oddo sono a festeggiare due promozioni che, per come sono maturate, hanno del miracoloso.

Capolavoro Oddo

Il primo a celebrare un trionfo sensazionale è stato l’ex terzino di Milan e Lazio, chiamato a sedersi alla fine della scorsa stagione sulla panchina del Pescara come fosse una disperata ultima spiaggia. E invece Oddo è riuscito a compiere un autentico capolavoro riuscendo nell’impresa di sfiorare la promozione in A già lo scorso anno (sfumata all’ultimo secondo della finale di playoff contro il Bologna) e centrando invece l’obiettivo quest’anno al termine di una cavalcata trionfale.

Bravo anche De Zerbi

Onore e merito anche a Rino Gattuso, pronto ad accettare la sfida di riportare in alto un club importante come il Pisa e capace di trionfare al termine di una finale spettacolare e bellissima contro il Foggia guidato da un altro ex milanista, il tecnico Roberto De Zerbi, cresciuto nelle giovanili rossonere e assurto agli onori delle cronache per il gioco spettacolare espresso dal suo Foggia.

Gattuso, cuore rossonero

Anche nel giorno del suo trionfo, Gattuso ha trovato il modo per omaggiare il club al quale è rimasto maggiormente legato: «Il mio sogno è sempre stato vincere la Champions League con la maglia del Milan. Non a caso, infatti, ho tatuato sul braccio la data del 28 maggio 2003». Per poi concludere con una summa del Gattuso-pensiero che dovrebbe far riflettere Berlusconi e Galliani sulle loro scelte recenti: «Io questo mestiere non lo faccio per denaro, voglio passione, voglio lavorare e migliorare. Nel calcio nessuno mi ha regalato nulla, sia da giocatore che da allenatore. L'anno scorso mi hanno massacrato, ma ho fatto 6 mesi di ottimo livello e conquistare 18 punti con l'Ofi Creta, una società fallita che faceva fatica pure a dare da mangiare ai giocatori, è stato come aver vinto un campionato. Da oggi inizia una nuova avventura, sarà difficile, ma mi sento il fuoco dentro».

Chissà se prima o poi al Milan se ne accorgeranno.