13 novembre 2019
Aggiornato 23:00

Berlusconi fuori gioco: la cessione ai cinesi si allontana

L’intervento al cuore arriva al momento opportuno per mettere un freno alla trattativa che continua a non convincere Silvio Berlusconi. Mancano ancora le garanzie offerte dai cinesi, ma il problema principale è che nell’elenco degli investitori non c’è nessuno dei grossi imprenditori di cui si è parlato finora.

MILANO - «Fino a quando non torno in forma non cambierà nulla», parola di Silvio Berlusconi. L’indiscrezione trapelata da fonti vicine ai suoi più stretti interlocutori, dopo la notizia dell’intervento al cuore annunciato ieri in conferenza stampa dal dott. Zangrillo, spariglia un po’ le carte sul caso più spinoso di Casa Milan: la cessione del pacchetto azionario del club alla famosa cordata cinese, ancora in fremente attesa entro il 15 giugno della risposta definitiva alla proposta di acquisto fatta arrivare ai responsabili della Fininvest.

Il lavoro del management
Eppure proprio ieri era stata diffusa un’agenzia Reuters in cui si tranquillizzava tutto il mondo del calcio - soprattutto l’inquieto popolo rossonero - che i problemi di salute di Silvio Berlusconi non dovrebbero avere in alcun modo ripercussioni sulla negoziazione in corso, visto che il lavoro è attualmente portato avanti dal management Fininvest e che al momento non è assolutamente richiesto un intervento diretto del presidente del Milan.

Termine ultimo slitta al 25
Cosa che è indubbiamente vera, ma è altrettanto innegabile che la parola fine alla trattativa, quella che deciderà se l’ex club più titolato al mondo passerà di mano oppure no, può essere solo di Silvio Berlusconi. Ecco quindi che le parole riportate dall’agenzia di stampa britannica «In questo momento nulla fa pensare possa esserci un cambiamento rispetto alla data indicata per il termine dell’esclusiva» sembrano essere completamente destituite di fondamento. Appare sempre più probabile infatti un posticipo del termine ultimo per l’accordo con i cinesi almeno di una decina di giorni, quindi non prima del 25 giugno. Il che mette seriamente a rischio l’intero buon esito dell’operazione.

Berlusconi non vuole più vendere
La verità su tutta questa vicenda è purtroppo una sola: Silvio Berlusconi è sempre più orientato a rispedire al mittente la proposta d’acquisto asiatica e l’intervento al cuore - purtroppo per l’ex premier necessario visti gli scompensi cardiaci manifestati nei giorni scorsi - giunge come un preziosissimo alibi per il numero uno rossonero che altrimenti avrebbe avuto bisogno di ben altre giustificazioni per mandare a monte l’operazione.
Ma cosa può aver indotto il presidente del Milan a cambiare così  improvvisamente idea su una cessione che non più tardi di una settimana fa sembra come una semplice formalità?

Non ci sono le garanzie
Sembra che le garanzie offerte dagli advisor Galatioto e Gancikoff sui futuri investimenti per potenziare la squadra nei prossimi anni e soprattutto i nomi - ancora misteriosi - degli investitori cinesi non abbiamo convinto affatto Silvio Berlusconi. Nessuno tra tutti i nomi prestigiosi venuti fuori finora, da Jack Ma a Robin Li, sembra far parte della cordata e la cosa non può non aver fatto riflettere il patron rossonero. Ecco il motivo del ripensamento e del sempre più probabile  fallimento dell’operazione.
I tifosi del Milan faranno bene a prepararsi ad un’altra lunga stagione di sofferenza, perché con Galliani a fare il mercato, Cristian Brocchi in panchina e i freschi di rinnovo Montolivo, Zapata e Vergara, appare davvero difficile sperare in qualcosa di diverso.