17 giugno 2019
Aggiornato 07:00

Il Milan ai cinesi, ora c’è anche la data

Continuano le trattative per il passaggio del pacchetto di maggioranza dell’Ac Milan dalla Fininvest a una cordata di imprenditori cinesi guidata dall’advisor italo-americano Galatioto. Definite le cifre e i tempi, si attende solo il via libera del governo di Pechino e soprattutto l’ok di Silvio Berlusconi.

MILANO - Ci risiamo. Si avvicina il finale di stagione - presumibilmente il momento ideale per chiudere la transazione che porterà il Milan in nuove mani - e si infittiscono le voci su closing, due diligence, cordate, scadenze, ultimatum, quote, minoranza, maggioranza, advisor, e tutto quanto fa spettacolo.
A subire le conseguenze di questo bombardamento di notizie spesso contraddittorie, sicuramente non particolarmente gioiosi, i tifosi milanisti, sballottati ormai da oltre un anno da Milano all’estremo oriente (Cina o Thailandia che sia) senza un briciolo di certezza su quello che sarà il futuro dello storico club rossonero.

Lo stato dell’arte
Proviamo a fare chiarezza sull’attuale stato dell’arte. Pare ormai chiaro a tutti che l’opzione Taechaubol, quella maggiormente caldeggiata dal presidente Berlusconi (per ovvie ragioni, visto che si trattava della cessione solo di un pacchetto di minoranza a cifre oggettivamente fuori mercato), sia definitivamente sfumata. Malgrado qualcuno continui a sostenere che l’uomo d’affari (?) thailandese sia sempre vigile e perfino pronto a rintuzzare l’offensiva cinese con una nuova proposta, la cordata dell’uomo di Bangkok sembra essersi smaterializzata sotto i colpi crudeli della Borsa di Hong Kong.

Sal il terribile
Sull’altro fronte c’è l’offerta del gruppo cinese, abilmente orchestrata da Salvatore Galatioto, per gli amici Sal, manager italo-americano, ben noto nel mondo sportivo americano per aver sapientemente gestito transazioni sensazionali quali la vendita dei Chicago Cubs per 845 milioni, quella dei Charlotte Bobcats a Michael Jordan per 275 milioni e perfino la cessione dei Golden State Warriors - franchigia passata in pochissimi anni da squadra in crisi a dominatrice incontrastata della Nba grazie a quel fenomeno di Steph Curry - al produttore di Hollywood Peter Guber per 450 milioni.

Chi c’è dietro Galatioto?
Il velo di mistero che avvolge i nomi degli appartenenti alla cordata cinese, più che giustificabile quando si tratta di operazioni di tale portata economica, tiene però in comprensibile apprensione i tifosi del Milan. Chi c’è dietro Sal Galatioto? Si parla di una conglomerata attiva in diversi settori, composta da diversi investitori (non più di tre), che stanno discutendo con Fininvest per acquistare il 70% del Milan. Tra i nomi venuti fuori finora dei possibili investitori, quello di Wanda Group, subito smentito dai diretti interessati, e quello di Robin Li, su cui però ci sono ancora tanti dubbi. 

Il mistero su Robin Li
Secondo indiscrezioni raccolte negli ultimi giorni, l’uomo d’affari che vanta un patrimonio di circa 14 miliardi di dollari e che è considerato uno dei sei uomini più ricchi della Cina, capace di costruire un impero con il food delivery e il motore di ricerca Baidu, sarebbe il capocordata, colui che avrebbe scelto la GSP di Galatioto come advisor.
Ma restano molti dubbi e c’è perfino chi esclude categoricamente la presenza di Robin Li nel gruppo di investitori interessati all’acquisizione del Milan.

Deadline il 10 giugno
Intanto emergono nuovi elementi che fanno pensare ad una brusca accelerazione della trattativa nelle ultime ore. Secondo quanto riporta il quotidiano Repubblica, sarebbe già stata fissata la data limite per la cessione alla cordata cinese del 70% del Milan, vale a dire il 10 giugno.
Addirittura si vocifera che, conclusa la fase di due diligence, ovvero l'analisi dei conti del Milan, e preparato un piano di investimenti che dovrebbe prevedere 300 milioni di introiti nel giro di un biennio tra sponsor, tour estivi e partnership commerciali, la cordata guidata da Galatioto sia disposta ad alzare l’offerta dai 650 iniziali a circa 720 milioni, con un’operazione che dovrebbe consentire l’acquisto immediato del 70% del Milan e il restante 30% entro l'anno prossimo.

Ancora un paio di nodi
È presto però per brindare. Ci sono ancora almeno un paio di nodi da sciogliere, e non proprio così semplici di «smatassare». Innanzitutto manca ancora il definitivo via libera del governo di Pechino, regista occulto dell’operazione. E poi c’è da sconfiggere l’ostinata resistenza di Silvio Berlusconi, non ancora rassegnato all’idea di cedere la maggioranza della sua creatura a mani straniere. Non che se fossero italiane cambierebbe qualcosa. Il presidente del Milan è tuttora legato visceralmente alla sua creatura e cederla significherebbe mettere fine ad un trentennio storico, denso di trionfi, onori e glorie. D’altro canto c’è la famiglia, Marina e Pier Silvio su tutti, che spingono per la cessione del Milan, giocattolo divenuto ormai troppo costoso e poco redditizio.
Il presidente Berlusconi ci sta pensando seriamente, stavolta potremmo davvero essere arrivati alla stretta finale.