24 maggio 2019
Aggiornato 13:00

Milan, Berlusconi ha scelto Brocchi

Le dichiarazioni che hanno allontanato Conte e Di Francesco dalla panchina del Milan, pronunciate ieri del presidente Berlusconi, hanno svelato la vera intenzione del numero uno rossonero: promuovere Brocchi alla guida della prima squadra. Dopo Seedorf e Inzaghi, non c’è due senza tre.

MILANO - «Di Francesco e Conte? Non credo che questi due nomi siano quelli giusti per il futuro del Milan». Boom, le parole di Silvio Berlusconi, pronunciate nel bel mezzo di un caldo pomeriggio di inizio primavera, hanno avuto il potere di scuotere dalle fondamenta il fragile castello di carte costruito dagli osservatori e dagli esperti di mercato riguardo la guida tecnica dei rossoneri per la prossima stagione.

Mihajlovic in bilico
Fatta salva l’apertura - esclusivamente formale - nei confronti dell’attuale allenatore del Milan («Su Mihajlovic aspettiamo di vedere come finisce la stagione prima di prendere una decisione definitiva»), Sinisa il serbo appare pericolosamente vicino all’esonero, anche in caso di successo nella finale di Coppa Italia contro la Juventus.

Brocchi opzione numero uno
E allora ecco assumere forma e consistenza l’unica vera opzione concretamente presa in considerazione dal numero uno rossonero: la promozione di Cristian Brocchi dalla panchina della Primavera a quella della prima squadra.
È questo il vero messaggio subliminale trasmesso da Silvio Berlusconi nella sua uscita radiofonica di giovedì 31 marzo, a poche ore da quello che avrebbe potuto passare per un pesce d’aprile e che invece scherzo non è. Il Milan ha già deciso chi si accomoderà sul trono di Milanello e condurrà il quarto progetto di rilancio consecutivo, dopo i primi tre falliti nell’ordine da Seedorf, Inzaghi e Mihajlovic.

Un azzardo incalcolabile
Quanto questa suggestione possa risultare molesta per l’intero popolo rossonero, alla ricerca disperata di sicurezze e solidità, è inutile sottolinearlo. Nulla contro Brocchi, che magari diventerà in futuro un ottimo allenatore, ma pensare di affidare ad un esordiente - l’ennesimo - la rinascita dalle proprie ceneri dell’ex club più titolato al mondo, divenuto nel frattempo il club più scombinato del pianeta, al momento pare un azzardo incalcolabile.

Il sogno di Berlusconi
Ovvio che Silvio Berlusconi sia affascinato dall’idea di lanciare un nuovo tecnico nel firmamento calcistico italiano, dopo Sacchi (a proposito, auguri per i 70 anni compiuti oggi) e Capello. Ma quelli erano altri tempi e soprattutto era un altro Milan, guidato da una società seria, forte, solida e soprattutto ricca. Tutto il contrario rispetto all’attuale versione sgualcita e spiegazzata della dirigenza rossonera, capace solo di inanellare fallimenti ripetuti senza soluzione di continuità. Speriamo che qualcuno prima o poi riesca a farlo capire a chi di dovere.