27 settembre 2020
Aggiornato 21:30
Calciomercato

Brocchi parla già da allenatore del Milan

Il tecnico della Primavera rossonera, pronto al debutto nel Torneo di Viareggio, ha espresso il proprio parere sugli sfoghi di Abbiati e Abate relativi all’atteggiamento non proprio battagliero di molti calciatori del Milan: «Ai miei tempi eravamo carichi al solo pensiero di indossare questa maglia».

MILANO - Più passano i giorni e più cresce la solidità della candidatura di Cristian Brocchi come nuovo allenatore rossonero. Secondo quanto trapela da radio mercato, l’erede designato al trono, attualmente difeso con le unghie e con i denti da Sinisa Mihajlovic pare aver bruciato le tappe sbaragliando la concorrenza agguerrita ed entrando definitivamente nel cuore del presidente Berlusconi.

«Bisogna saper reggere le pressioni»
Lui, attualmente allenatore della squadra Primavera impegnata nel torneo di Viareggio, non sembra turbato da un onere così impegnativo che potrebbe letteralmente rivoluzionare la sua vita e la sua carriera - Seedorf e Inzaghi ne sanno qualcosa - e, interpellato sul momento di crisi del Milan, ha espresso il suo pensiero: «Un giocatore deve fare quello che gli si chiede e saper sopportare le pressioni. Questi fondamenti sono alla base per diventare un giocatore del Milan».

Brocchi si nasce, campioni si diventa
L’ex centrocampista rossonero, l’uomo che al termine della finale di Champions League vinta contro la Juventus, era il 28 maggio 2003, sfoggiò una t-shirt entrata nella storia con su scritto «Brocchi si nasce, campioni si diventa», potrebbe scrivere un trattato su quanto siano importanti per un calciatore motivazioni, entusiasmo, coraggio, dedizione, impegno, allenamento, concentrazione, tutte qualità che sembrano fare difetto a molti, forse troppi attuali giocatori rossoneri. 

Il famoso Dna Milan
«Io parto dal presupposto che un calciatore debba essere carico a prescindere indossando la maglia del Milan - spiega l'allenatore che domani debutta al Torneo di Viareggio -. Quando giocavo io c'era questa voglia in ogni singolo giocatore, faceva parte del nostro Dna».

Non proprio la medesima atmosfera che si respira oggi in Casa Milan.