14 novembre 2019
Aggiornato 00:00

Montezemolo: «La Ferrari deve dirmi grazie»

L'ex presidente continua a dar voce al suo rancore per il brusco divorzio dalla rossa di Maranello: «Se si è potuta quotare in borsa è per merito mio». Intanto anche un altro italiano lascia il team: è il giovane pilota Marciello

MARANELLO – Ferrari ingrata? Così la vede l'ex numero uno Luca di Montezemolo, che a un anno di distanza continua a dar voce al suo rancore per il brusco divorzio dall'azienda che ha presieduto per un ventennio. Il manager oggi 68enne entrò a Maranello nel 1973, come assistente del fondatore Enzo Ferrari, poi ci tornò sulla poltrona più alta nel 1991, fino a quando non è stato cacciato, senza troppi complimenti, dal suo successore, il boss del gruppo Fiat Chrysler Sergio Marchionne. Per differenze di vedute sul piano di quotazione in borsa del Cavallino rampante, che l'«assassino col maglione», come lo chiamano i giornali inglesi, ha messo in pratica solo recentemente. Ma anche e soprattutto per i risultati della Scuderia in Formula 1, che neglio ultimi anni non erano più stati all'altezza del blasone del team più antico del Mondiale.

Merito suo?
Dati di fatto, questi, sui quali c'è ben poco da recriminare. Eppure Montezemolo continua a sostenere che dalla rossa si aspettava un maggior riconoscimento per i suoi contributi. «Quando la Ferrari si è quotata in borsa, dei risultati che ha presentato, 23 degli ultimi 24 anni erano merito mio e della mia gente – ha dichiarato al Financial Times l'attuale presidente di Alitalia e del comitato per la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024 – Perciò almeno quello che mi aspettavo dalla proprietà era un ringraziamento ufficiale. Non mi aspettavo un regalo perché il valore della Ferrari era incredibile, ma almeno un grazie».

Lascia anche Marciello
Questa settimana, però, la Ferrari è stata protagonista anche di un altro divorzio, seppur meno chiacchierato: quello di Raffaele Marciello. Il pilota 21enne non era solo l'unico italiano nella truppa di emergenti che sognano la Formula 1, ma anche il il prodotto ad oggi più maturo del vivaio di giovani allestito da Maranello. Eppure, al termine di una stagione in cui si è diviso tra il campionato cadetto della GP2 (dove ha chiuso al settimo posto) e i test con la Ferrari e con la «ferrarina» Sauber, è stato lasciato a piedi dalla rossa. Anche nel suo caso, per divergenze con i nuovi vertici: «Con Maurizio Arrivabene non ho mai avuto un buon rapporto – spiega Lello ad Autosprint – Lui non mi ha reputato adeguato per la F1 ed è finita. Ci può stare, non posso certo piacere a tutti. Perdere quel logo col cavallino è senz'altro importante, ma per il resto non cambierà molto. L'unica cosa ovviamente che mi mancherà è la F1, ma non si sono impegnati molto per aiutarmi in questo senso. Se avessero voluto potevano trovarmi un sedile in un team con motore Ferrari. Quindi ora sono libero di fare le scelte come voglio e di seguire la mia strada». Proprio come Montezemolo.