17 settembre 2019
Aggiornato 01:00

È guerra al vertice della F1: Ecclestone vuole far fuori Todt

Il patron del circus e il presidente della Federazione internazionale dell'automobile sono i nuovi dittatori del campionato: spetterà solo a questi due prendere le decisioni sul futuro dei regolamenti. Peccato che non siano d'accordo nemmeno tra di loro

PARIGI – Da qualche giorno, la Formula 1 non è più una democrazia. Al contrario, a comandarla sono due dittatori: il patron del campionato Bernie Ecclestone e il presidente della Federazione internazione dell'automobile Jean Todt. È stato proprio il Consiglio mondiale della Fia ad attribuire loro il «mandato» ufficiale che gli consente di prendere decisioni in autonomia sul regolamento della massima serie dell'automobilismo. Anche scavalcando l'eventuale contrarietà delle squadre, che fino a ieri potevano dire la propria su qualsiasi scelta, attraverso la cosiddetta Commissione F1.

Crisi nera
Un assetto che ha portato, negli ultimi anni, ad una situazione di completo stallo. Già è complicato mettere d'accordo tutti i team, con i prevedibili contrasti tra chi vince e vorrebbe che la situazione restasse immutata e chi perde e vorrebbe ribaltare il banco. Figuriamoci poi se alcuni di loro hanno addirittura il diritto di veto: come la Ferrari, che il mese scorso ha bloccato la proposta di Ecclestone e Todt di introdurre una fornitura indipendente di motori, più economici e più rumorosi, da mettere a disposizione a fianco delle power unit attuali dei grandi costruttori. Così, la contrarietà di Maranello ha ancora una volta bloccato tutto. E la Formula 1 si è ritrovata di nuovo arenata nella sua stessa crisi: tra piccoli team che rischiano di fallire per il costo esorbitante dei propulsori ibridi e spettatori sempre più in fuga da uno spettacolo largamente deludente. «Vorrei che le persone che lavorano in questo business fossero un po' più sensibili e meno egoiste – si è recentemente lamentato lo stesso Ecclestone – Dovrebbero pensare di più al bene del business in cui sono coinvolti. Il dominio della Mercedes oggi è così totale che ci sono poche chance per tutti gli altri. Non è che sia colpa loro, ma non è positivo per lo sport: lo rende noioso. Il loro dominio è tale che molti guardano la partenza dei Gran Premi e poi spengono la televisione. Così l'audience cala e i team faticano a sopravvivere. Bisogna fare qualcosa».

Un uomo solo al comando
Questo qualcosa, ora, potranno farlo proprio Ecclestone e Todt. Peccato che anche tra di loro non ci sia concordia di vedute. Anzi: «Lui si è occupato di molte altre questioni, sembra ben più interessato alla sicurezza stradale che alla Formula 1 o al lato sportivo – ha attaccato Mr E ai microfoni dell'inglese Sky Sports News – Perciò forse dovrebbe farsi un po' da parte dalla F1 e lasciare che qualcun altro assumesse quella parte dell'impegno». Il caschetto più famoso del paddock, in altre parole, accusa l'ex manager della Ferrari di non essere pratico e combattivo quanto era il suo predecessore Max Mosley, l'ex presidente della Fia costretto a dimettersi per lo scandalo delle orge sadomaso: «Jean è un po' diverso da Max, è molto preoccupato di scontentare le persone – spiegò già nell'ottobre scorso alla tv tedesca Zdf – Vuole che tutti siano contenti, ma si sa che è impossibile. Quando Max voleva fare una cosa, se una o due persone erano scontente, se ne fregava». Forse, dunque, il vero piano di Ecclestone è proprio quello di riprendere da solo il comando di questo sport, magari in combutta con il suo storico alleato Mosley. E sfruttare i suoi nuovi poteri dittatoriali per imporre senza oppositori la sua idea di un motore indipendente low cost, in tempo per il 31 gennaio, data in cui la Federazione ha fissato la scadenza ultima per definire i piani per il futuro del circus. Solo che a quel punto si ritroverebbe a fare i conti con un altro, ancor più potente avversario: Sergio Marchionne.