20 gennaio 2021
Aggiornato 08:30
Calcio - Serie A

Alla festa del Milan l’intruso è Galliani

Applausi e cori per tutti, tranne che per Adriano Galliani, come di consueto attaccato dalla curva. Esposti un paio di striscioni contro l’ad rossonero mentre il tecnico Mihajlovic salta al grido di «Chi non salta nerazzurro è». Alla fine sono oltre 3000 i tifosi presenti nel piazzale antistante Casa Milan per la presentazione ufficiale della squadra alla vigilia del derby.

MILANO - Anche stavolta gli strateghi di Casa Milan ci hanno visto giusto. Organizzare la presentazione ufficiale della nuova squadra targata Mihajlovic alla vigilia del derby è stata una mossa azzeccatissima per almeno un paio di ragioni: innanzitutto per dare ai calciatori rossoneri tutta la carica necessaria per affrontare al meglio la rinomatissima Inter di Roberto Mancini e poi perché dare vita al Casa Milan Village dopo la giornata di domenica avrebbe comportato il rischio di fallimento della rutilante kermesse in caso di insuccesso nella stracittadina. 

Tutti contro Galliani
E invece tutto è andato secondo i programmi. Un esaltante bagno di folla, oltre 3000 tifosi appassionati, ad incoraggiare i calciatori del Milan, cori, fumogeni, selfie, strette di mano, tutto quanto fa spettacolo. Compresi un paio di striscioni, evidentemente attesi, esposti dalla Curva Sud nei confronti del nemico di queste ultime stagioni, Adriano Galliani. Ormai è noto che la frangia più estrema del tifo rossonero - non solo loro a dir la verità - abbiano individuato nell’amministratore delegato per la parte sportiva l’anello debole di una catena che sembra pronta a riportare il Milan ai successi di un tempo. A lui si imputa un mercato insoddisfacente, una sfilza di fallimenti sul mercato dovuti a colpi ampiamente annunciati e poi miseramente svaniti (Kondogbia, Jackson Martinez, Ibrahimovic), e soprattutto si rimprovera a Galliani la solita gestione «da ombrellone» del mercato, con amichetti procuratori, presidenti, intermediari, direttori sportivi etc. etc.

Salta Sinisa, salta!
«Gal­lia­no­po­li, sem­pre e solo gio­chi pre­zio­si», chiaro riferimento a quanto appena detto, il primo striscione apparso ieri, «Il vero colpo di mer­ca­to? Le tue di­mis­sio­ni da am­mi­ni­stra­to­re de­le­ga­to», invece il secondo, quest’ultimo già visto anche nello spicchio di curva destinato ai milanisti al Franchi di Firenze nella prima giornata di campionato.
Malgrado la contestazione tutt’altro che sopita nei confronti dell’ad, per il resto ieri il Milan ha vissuto una straordinaria giornata di festa. Applausi e cori per tutti, soprattutto per il nuovo allenatore Sinisa Mihajlovic che ha scatenato l’entusiasmo dei tifosi quando, stuzzicato da Gegio Lanzoni, lo speaker di San Siro che ha presentato la serata, ha improvvisato un paio di saltelli al coro di «Chi non salta nerazzurro è», quasi a voler confermare la sua nuova identità a forte connotazione rossonera.

Lady Barbara: «È la festa del popolo rossonero»
E così mentre Barbara Berlusconi gongolava per la perfetta riuscita della manifestazione («Non me l’aspettavo. Questa è la festa del popolo rossonero. Siamo tutti qui per incitare la squadra ad ottenere i risultati che meritiamo»), Adriano Gal­lia­ni ha provato a fare il vago sulla contestazione parlando di derby (« È davvero una partita a sé. In estate ne abbiamo vinto uno e mezzo, vogliamo proseguire così»).

Mihajlovic ci crede: «Saremo protagonisti»
Dall’alto della sua posizione di nuovo arrivato e quindi immune - finora - da colpe, il tecnico serbo invece lancia proclami, naturalmente fomentato da una piazza traboccante passione rossonera: «Ci aspetta un anno importante e siamo solo all’inizio. Certo, si poteva far meglio, ma ci rifaremo nel derby, i ragazzi sono carichi al punto giusto. Da due anni il Milan non fa il Milan ed è arrivato il momento di ricominciare ad essere protagonisti in campionato».
Le promesse sono indispensabili in certi momenti per ricaricare un ambiente scosso da ripetuti fallimenti e restituire entusiasmo ad una tifoseria ingrigita dalle ultime deprimenti stagioni, ma poi occorre mantenere la parola, a cominciare dal derby di domenica sera. Il difficile per il Milan arriva proprio adesso.