15 settembre 2019
Aggiornato 22:00

Le pagelle: Valentino come Maradona, un campione da lode

La gara di Termas de Rio Hondo regala soddisfazioni ai colori italiani: oltre alla 'mano de dios' del Dottore, giudizi alti anche per Dovizioso, Iannone e il team di Cecchinello. Stroncati, invece, Marquez e Lorenzo

RIO HONDO – È stato il protagonista del Gran Premio di Argentina di MotoGP e lo è, doverosamente, anche delle nostre pagelle. Valentino Rossi incassa per l'ennesima volta il massimo dei voti in una gara che regala giudizi altissimi a tutti i portacolori italiani, team e piloti. Ma tra i piloti stranieri, anche i più attesi, c'è anche qualche secca bocciatura...

VALENTINO ROSSI – voto 10 e lode. Come ha scritto sulla sua pagina Facebook Carlo Pernat, uno che se ne intente, subito dopo la gara: «Francamente sono stanco di dire sempre che Valentino ha fatto il Gran Premio più bello della sua lunga carriera, tanto ci frega sempre tutti facendone una migliore». Quella in Argentina, però, è stata davvero una vittoria speciale. Non tanto per l'ennesima rimonta dall'ottavo posto, quanto per la lezione morale e di guida inflitta a Marc Marquez, l'ennesimo di una lista di grandi caduti nella rete del Dottore: Max Biaggi, Sete Gibernau, Casey Stoner, Jorge Lorenzo... L'unione perfetta di talento cristallino, tattica, sangue freddo e anche un po' di sana spregiudicatezza. Come la 'mano de dios' di quel Maradona di cui, non a caso, ha indossato la maglietta sul podio.

MARC MARQUEZ – voto 5,5. Stavolta la sufficienza non se la merita: ha commesso un errore da ragazzino. Qual è anagraficamente, ma non agonisticamente: da lui ci aspettiamo sempre un livello da due volte campione del mondo. A nostro parere la caduta è colpa sua, e rappresenta un errore grave. L'aggressività è benvenuta, ma quando hai 30 punti di distacco in classifica generale non ti puoi permettere una battuta a vuoto solo perché ti si è chiusa la vena. In compenso per la signorilità con cui ha commentato l'incidente dopo gara («Valentino resta il mio idolo, da lui c'è sempre da imparare») guadagna mezzo punto.

ANDREA DOVIZIOSO – voto 8. Ce l'ha messa davvero tutta per stare a ruota di Valentino. E per buona parte del Gran Premio ci è anche riuscito. Poi, un po' per la grinta inarrivabile del pesarese, un po' perché le gomme extra-dure davano alla Yamaha più competitività nel finale, si è accomodato in terza posizione, diventata seconda dopo la caduta di Marquez. Nella graduatoria iridata resta in piazza d'onore, staccato di soli sei punti dal leader: un'impresa, per una moto nuova e un team che solo l'anno scorso era perso nelle retrovie. Ma quando riuscirà il pilota di Forlì a spezzare la maledizione della sua prima vittoria?

ANDREA IANNONE – voto 8. Pazienza se si è fatto superare all'ultima curva da Cal Crutchlow: la prima annata del pilota di Vasto in un team ufficiale doveva essere una stagione di apprendistato, invece sta riuscendo a rimanere costantemente nel gruppo dei migliori, e a togliersi anche qualche bella soddisfazione sul giro secco. Si conferma la migliore giovane speranza del motociclismo italiano: farà strada.

JORGE LORENZO – voto 4. La settimana scorsa aveva la scusa della bronchite, e passi. Ma stavolta, a chi darà la colpa? Del quattro volte campione del mondo ormai resta solo qualche sprazzo qui e là, ma nel complesso il confronto con il suo compagno di squadra è impietoso. Chiude di nuovo quinto, lontano dal podio. E sembra proprio che non farà che continuare ad allontanarsi.

TEAM LCR – voto 8. La squadra del nostro Lucio Cecchinello fa bottino pieno: un maiuscolo Cal Crutchlow beffa Iannone all'ultima piega e sale sul podio, migliore dei piloti satellite; il debuttante Jack Miller è 12°, ma primo della classe Open. Due azzardi riusciti nella scelta dei piloti, una moto preparata alla perfezione. Un altro pezzetto di Italia delle corse che regala soddisfazioni.

ALEIX ESPARGARO – voto 6,5. L'exploit in qualifica stupisce, ma è frutto soprattutto delle gomme più morbide concesse dal regolamento alla sua Suzuki (come alla Ducati). In gara parte in modo impressionante, lottando con i primi per una manciata di giri. Poi scivola mestamente fino al settimo posto. Poteva dare di più.