La Mercedes ferita cerca la sua rivincita in Cina
I campioni del mondo hanno imparato la lezione dalla Ferrari: sviluppi aerodinamici più rapidi e spirito di squadra. Così sono pronti a restituire nel Gran Premio di questo weekend lo schiaffo ricevuto nell'ultima gara in Malesia.
ROMA – Nello sport vige un vecchio detto: «Raggiungere la vetta è difficile, ma restarci lo è ancora di più». C'è da scommettere che queste parole risuoneranno nella mente di tutti gli uomini Ferrari mentre salgono sull'aereo diretto a Shanghai, dove questo weekend affronteranno il terzo Gran Premio della stagione di Formula 1. Chi lo sa meglio di chiunque altro è il team principal Maurizio Arrivabene, abituato a fissare sempre nuovi e ambiziosi obiettivi per il futuro piuttosto che a riposarsi sugli allori. La prima vittoria in Malesia è stata un mezzo miracolo, insomma, ma la vera battaglia con la Mercedes comincia solo ora.
SANGUE FREDDO – La stessa atmosfera di competizione si respira anche a Brackley, quartier generale delle frecce d'argento, che per la prima volta dopo oltre un anno sanno che il gradino più alto del podio dovranno guadagnarselo con fatica. Il caldo e l'umidità che mangiavano le gomme Pirelli, favorendo così la SF15-T più gentile con gli pneumatici, sono rimasti a Sepang. Ma il team tedesco non si può più limitare ad affidarsi al meteo favorevole. «Abbiamo lasciato la Malesia con molte riflessioni da fare – racconta il boss della squadra, Toto Wolff – Per la Formula 1 quello è stato un buon risultato, ma per noi è stata una sveglia. Non ci possiamo permettere che succeda di nuovo: per questo abbiamo dedicato attenzione ad ogni area in cui possiamo migliorare».
SVILUPPO PIÙ RAPIDO – La reazione dei campioni del mondo è stata quella di accelerare il programma di sviluppo tecnico inizialmente pianificato sulla monoposto, a partire dal settore aerodinamico. «Abbiamo tutte le risorse che ci servono – prosegue Wolff – Dobbiamo solo stare calmi, continuare a sviluppare, introdurre le soluzioni giuste sulla vettura, alcune prima di quanto avessimo previsto. Ma non c'è motivo di andare nel panico: siamo solo tornati alla normalità, una stagione in cui c'è più di un team che lotta per la vittoria. Come abbiamo detto fin da Melbourne, ci aspettiamo di dover lottare fino alla fine per entrambi i titoli mondiali. E abbiamo tutte le armi per farcela». Lavorare tutti uniti: questo è l'imperativo. Come, del resto, ha insegnato proprio la Ferrari, che ha messo lo spirito di squadra al centro della sua rivoluzione vincente. Per questo il presidente Niki Lauda sottolinea con forza che: «Non c'è lotta interna nel team, questo è chiaro per tutti. Abbiamo analizzato la gara come un grande gruppo e ora siamo preparati per la Cina. Dobbiamo rimettere al loro posto la Ferrari e Vettel». Almeno a credere alle loro parole, le vecchie rivalità tra Hamilton e Rosberg sembrano ora superate grazie al nemico comune. Tutti e due insieme hanno partecipato alla riunione d'emergenza in fabbrica dopo la débacle malese. Sembra scontato, ma non lo è: l'anno passato, infatti, in officina si recavano sempre in giorni separati.
TORNA L'ARMONIA – Lewis, addirittura, si è rimangiato le iniziali critiche alla squadra sulle scelte strategiche compiute in Malesia: «Il weekend è stato duro – racconta – Lo è sempre quando fa così caldo, ma con i problemi alla macchina al venerdì, la pioggia al sabato e una gara imprevedibile alla domenica, questo è stato particolarmente impegnativo. Alla fine penso che abbiamo preso le migliori decisioni possibili, ma c'è sempre margine di miglioramento. E lavoreremo sodo per analizzare tutto in vista della prossima gara in Cina». In classifica mondiale, in fondo, è sempre lui a guardare tutti dall'alto verso il basso. Nulla è perduto, dunque. Almeno per ora.
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