6 dicembre 2019
Aggiornato 02:00

Ferrari e Pirelli in coro: «La Formula 1 così non va»

Il boss del gommista milanese suona la sveglia: «Le corse non divertono più, o cambiate le regole o tra due anni ce ne andremo». E anche Maurizio Arrivabene è preoccupato: «Bisogna diminuire i costi per i team»

ROMA – L'entusiasmo per il successo della Ferrari, che ha spezzato il lungo dominio targato Mercedes, è servito come piacevole diversivo, almeno per i tifosi italiani. Ma ora che anche gli ultimi echi del Gran Premio di Malesia si sono spenti, nel paddock della Formula 1 si ritornano a sentire le discussioni su un futuro che appare sempre meno roseo. Gare soporifere, regolamenti incomprensibili, scuderie che crollano una dopo l'altra come birilli, audience televisive ed introiti pubblicitari in caduta libera ormai da anni. La crisi ha raggiunto un livello di guardia tale che Bernie Ecclestone ha chiesto consiglio perfino ai giornalisti, riuniti attorno a un tavolo nel venerdì di Sepang alla disperata ricerca di una buona idea. Le ultime lanciate dal patron, per la verità, non sembrano esserlo: punti anche in qualifica e raddoppiati nelle ultime tre gare, griglie di partenza rimescolate artificialmente per far partire i migliori in fondo, sistemi di irrigazione per garantire corse sul bagnato anche senza pioggia. Persino chi dovrebbe indicare la direzione per il futuro dei Gran Premi, insomma, sembra brancolare nel buio.

PIRELLI PREOCCUPATA – A lanciare l'ennesimo campanello d'allarme, oggi, è Paul Hembery, boss della Pirelli in F1, ai microfoni del quotidiano inglese The Guardian. Il gommista italiano, anche in virtù del recente passaggio di proprietà ai cinesi, sta attualmente valutando se partecipare al prossimo bando per fornire la massima serie dell'automobilismo dal 2017 in poi. E le fosche prospettive per gli anni a venire non rassicurano certo l'azienda milanese. «Siamo ansiosi di vedere cosa accadrà tra due anni – ha ammesso Hembery – Vorremmo capire qual è il piano. Siamo nel business dell'intrattenimento: ad alcuni questa idea non piacerà, ma se non divertiamo il pubblico, nessuno ci guarderà, e quindi gli sponsor non arriveranno, e si innescherà un circolo vizioso. L'attuale modello di business chiaramente non funziona: serve un cambiamento, ma il meccanismo per modificare le regole è molto lento e farraginoso. Ci sono troppe persone e troppi interessi contrapposti. Qualcuno deve tirare una riga e dire: 'Si fa così'. Non ci possiamo permettere di girare in tondo per un altro anno alla ricerca del grande compromesso».

I CONSIGLI DI HEMBERY – Hembery, insomma, suona la sveglia ad una Formula 1 ormai da troppi anni avvitata su se stessa e che nemmeno i grandi capi della Federazione internazionale dell'automobile sembrano sapere come ravvivare. Qualche consiglio, il tecnico inglese lo dispensa: «Penso che le qualifiche al venerdì sera siano una buona idea: si potrebbe dare un premio extra e i promotori avrebbero un prodotto da vendere – suggerisce – E poi magari una gara sprint al sabato, cosicché anche il giorno prima del GP i tifosi possano vedere un podio. Soprattutto, il pilota deve diventare una superstar internazionale, come David Beckham. Ma abbiamo piloti che non comprendono nemmeno perché sia stupido cambiare casco a ogni gara, e si lamentano e piagnucolano per questo (il riferimento è a Lewis Hamilton, ndr). Non sta a noi dire come cambiare i regolamenti, ma è chiaro che un cambiamento serva». Altrimenti la Formula 1 potrebbe ritrovarsi anche senza gomme...

FERRARI AL RISPARMIO – Un altro grande fautore della linea del cambiamento nella massima categoria è Maurizio Arrivabene, il nuovo team principal della Ferrari. Oltre che sullo spettacolo, il boss rosso punta il dito anche sugli eccessivi costi: «Dobbiamo fare del nostro meglio per rendere le corse più economiche – ha dichiarato ad Autosport – Al momento è un lavoro in corso che sta impegnando tutti». Uno dei modi potrebbe essere quello di produrre una vettura standard per i team più piccoli: «Questa è una delle proposte in agenda – spiega – Anche se mi sembra troppo estrema. La standardizzazione di alcune parti potrebbe essere un modo interessante di risparmiare, ma non in tutta la vettura. Siamo in Formula 1, non in altre serie dove le auto sono tutte uguali e non c'è spettacolo». Sulle differenze tra le monoposto, sicuramente Arrivabene ha ragione. Ma, in quanto a spettacolo, la F1 di oggi non può certamente permettersi di salire in cattedra.