21 novembre 2019
Aggiornato 14:00

Pernat: «La polemica Rossi-Ducati? Forse Vale ha paura...»

Lo storico manager fa le carte al Mondiale per il DiariodelWeb.it: «Il vantaggio regolamentare non è così determinante: la rossa si sta avvicinando ma non vincerà. Valentino? Vuole il decimo mondiale e sarà della partita»

ROMA –  Da quarant'anni è il simbolo del motociclismo italiano. Sotto di lui, come team principal o manager, sono passati tutti i nostri più grandi talenti: da Valentino Rossi a Max Biaggi, da Loris Capirossi a Marco Melandri, da Marco Simoncelli ad Andrea Iannone, che segue oggi. Oltre ad essere talent scout per la Federazione italiana motociclismo con il progetto del Team Italia in Moto3. Carlo Pernat è l'uomo che il DiariodelWeb.it ha scelto per fare le carte alla stagione di MotoGP che sta per prendere il via. Partendo proprio dalla discussa polemica tra Vale e la Ducati...

Pernat, al di là dell'imbattibile Honda, che speranze ha la Yamaha di Valentino Rossi nella MotoGP di quest'anno?
L'accoppiata Honda-Marquez è difficilissima da battere. Marc è un fenomeno come Valentino, di quelli che nascono una volta ogni vent'anni. E la Honda è sempre stata la moto di punta, questa non è una novità. Ma la Yamaha ha lavorato meglio dell'anno scorso. Sono stato alle prove in Malesia e questo cambio "automatico", seamless, mi sembra in grado di ridurre il distacco: al contrario dell'anno scorso, partono già con una moto non troppo distante dalla Honda. Valentino è orgoglioso, il decimo mondiale lo vuole portare a casa: sarà difficile, ma lui è della partita. Lorenzo è un punto interrogativo: se ha sbagliato la preparazione invernale come l'anno scorso è fregato, ma se è a posto ritengo sia il pilota più completo di tutti.

E la Ducati?
Si è avvicinata moltissimo. L'arrivo di Dall'Igna è stato determinante: lui fu assunto nel 1992 da noi, in Aprilia, e imparò dalla scuola di Witteveen, il mago dei due tempi, che vinse tutto. La moto è completamente diversa da quella dell'anno scorso e finalmente ha trovato un bilanciamento capace di risolvere l'annoso problema delle curve. Dall'arrivo in Europa, a Jerez, sarà messa a posto al meglio, ma già dalla prima gara in Qatar si potrà vedere qualcosa di buono. I piloti sono ben assortiti: Dovizioso viene dalla miglior stagione della sua vita e Iannone è un talento naturale che potrà giocarsi il Mondiale in futuro. Ma difficilmente riusciranno a vincere prima del 2016. Quest'anno ci potranno scappare sei o sette podi.

Cosa pensa della polemica nata tra Rossi e Ducati sulle agevolazioni regolamentari?
Il regolamento era nato per aiutare le case che erano indietro: Ducati è una di quelle. Ma il vantaggio è determinante fino a un certo punto. È molto importante in qualifica, perché la gomma extra soft permette di guadagnare due o tre decimi sul giro secco. In gara questo pneumatico si userà sì e no in due Gran Premi, perché negli altri non si arriva in fondo. Quanto al serbatoio, con l'elettronica di oggi quattro litri in più o in meno non hanno grande importanza.

Quindi Valentino ha esagerato?
Io gli voglio molto bene, secondo me è il numero uno. Ma lui in Ducati non c'è stato bene, non per colpa sua, e adesso la sua suona come una polemica sterile. Penso che avrebbe potuto farne a meno. Anche l'anno scorso il regolamento era così, eppure quando Dovizioso ha fatto due podi nessuno ha detto niente. Forse ha paura che la nuova moto si stia avvicinando troppo. E per un pilota ci sta.

Degli altri chi l'ha convinta di più?
La Suzuki ha lavorato bene, sembrava messa peggio l'anno scorso. Ha un gran telaio e una ciclistica migliore della stessa Honda, ma le manca il motore: storicamente hanno sempre avuto 10 CV in meno degli altri. Quanto all'Aprilia, fossi stato in loro sarei entrato l'anno prossimo, a maggior ragione perché cambierà tutto il regolamento tecnico, quindi ciò che impareranno nel 2015 potranno usarlo poco. Arrivare nei primi 15 sarebbe già un successo.

Per di più, Melandri non si trova...
Marco voleva la Superbike e penso che obbligare un pilota a fare qualcosa che non sente sia la decisione più sbagliata di questo sport. E mi dispiace perché lui è un grande talento. In SBK era protagonista, qui se arriverà 13° avrà fatto bingo.

Parliamo del progetto in cui è coinvolto oggi: il Team Italia. State aiutando i giovani talenti nostrani?
Quattro anni fa non c'era nessun pilota italiano giovane nei primi 15. Ci eravamo fatti prendere la mano da Valentino, che è stato fondamentale perché ha reso interplanetario il motociclismo italiano, ma dimenticandoci che dietro c'era una scuola. Si era creato un buco nero che questo progetto ha colmato. L'obiettivo è dare un'occasione ai giovani senza esperienza, tirarli su per un anno o due e poi lasciarli andare nelle strutture più grandi. Poi, se trovassimo un fenomeno, ben venga...

Lei lo ha individuato il nuovo Valentino Rossi?
Secondo me Fenati è un talento naturale esagerato: forse è un po' ondivago, ha alti e bassi caratteriali inspiegabili, ma come tecnica pura è fortissimo. Un altro che potrebbe uscire fuori è Bastianini, senza dimenticare Antonelli e Locatelli. Abbiamo ottimi piloti, in grado di arrivare in MotoGP tra qualche anno.

Nonostante la crisi, insomma, la scuola italiana resiste...
Certo. Siamo sempre una terra di motori, soprattutto in Romagna. C'è una passione antica che va avanti nelle generazioni. E non morirà mai.