30 marzo 2020
Aggiornato 13:00
Formula 1 | Alla ricerca della verità sui due schianti degli ultimi mesi

Bianchi e Alonso, incidenti ancora avvolti nel mistero

Il francese lotta tra la vita e la morte e il padre lancia una nuova inchiesta: «Il responsabile dovrà pagare». Ma anche nel caso dello spagnolo la versione ufficiale non convince: «Se fosse stata una scossa – sostiene Villeneuve – non si potrebbe più correre con questi motori»

ROMA«Non sappiamo ancora cosa faremo, ma di certo non è stata una normale situazione di gara. Se c'è un responsabile, dovrà pagare, fuori questione». Parola di Philippe Bianchi, padre di Jules, il 25enne pilota francese della Marussia che dallo scorso ottobre è impegnato nella corsa più importante, quella per la vita. «Jules è ancora in coma – racconta papà Philippe – e, finché non si sveglia, possiamo solo aspettare. Ci vuole pazienza, molta pazienza, ma è difficile sapere che in qualsiasi momento dall'ospedale potrebbe arrivare una chiamata terribile. Dobbiamo essere forti, come Jules e per Jules. Finché rimane in questo stato, i medici non possono dirci nulla. Potrebbe svegliarsi o no: penso che lo farà, perché non ha lottato così a lungo con noi per nulla».

Ma anche se la mente della famiglia è tutta, comprensibilmente, concentrata sulle condizioni di salute del giovane transalpino, questo non placa la loro sete di giustizia. I Bianchi hanno infatti ingaggiato un avvocato per portare avanti le indagini sull'incidente di Suzuka, oltre quelle già condotte e concluse dalla Federazione internazionale dell'automobile. Perché, come spesso accade, la versione ufficiale, contenuta nel rapporto da 396 pagine stilato a dicembre da una commissione di dieci esperti, non convince: «Jules non rallentò abbastanza sotto bandiere gialle». Secondo la Fia, dunque, fu tutta colpa del pilota. Ma perché in quella via di fuga stazionava pericolosamente il trattore impegnato nel recupero di un'altra monoposto, lo stesso colpito dalla Marussia del francese a quasi 130 km/h? E perché i commissari non pensarono di far scendere in pista la safety car?

ALONSO, RESISTE L'IPOTESI DELLA SCOSSA – Dubbi leciti, che assomigliano tanto a quelli sull'incidente di Fernando Alonso negli ultimi test di Barcellona. Anche in questo caso, c'è una versione ufficiale, quella del colpo di vento, e un'altra ipotesi che si fa strada nelle ricostruzioni ufficiose: un corto circuito della batteria che avrebbe provocato allo spagnolo una scossa da 600 Watt. I vertici della Formula 1 continuano a smentirla: «Nessuna copertura», sostiene il boss della Mercedes Toto Wolff. «Fantascienza», l'ha definita lo stesso Alonso. Eppure sono sempre di più, anche tra gli esperti, a non essere convinti di quanto è stato raccontato dalla squadra. «Quello che mi infastidisce è non conoscere tutta la storia – ha commentato l'ex campione del mondo Jacques Villeneuve – Il vento? Andiamo, soffia anche a Indianapolis quando si corre a 380 km/h. C'è qualcosa di nascosto che non ci raccontano e questo mi preoccupa. Se fosse una scossa elettrica, con questi motori non si potrebbe più correre».

«Dobbiamo chiarire se sia colpa della tecnologia o del pilota – aggiunge un altro ex pilota come Gerhard Berger – Dobbiamo comprendere l'accaduto, qualcuno si è fatto male». Flavio Briatore, ex team principal della Renault ma tuttora coinvolto nel management del pilota, ha un'altra tesi: «Più probabile un problema allo sterzo – sostiene – Ma l'incidente è stato molto strano, perché ho visto un video mandatomi da Bernie Ecclestone e il vento non soffia forte. La Fia sta svolgendo un'indagine e vedremo cosa succederà, ma non abbiamo avuto informazioni dalla McLaren. Ron Dennis non ha chiarito nulla e spero che lo farà». Perché, in caso di incidenti, il primo imperativo di tutto il circus dovrebbe essere evitare che possano accadere di nuovo. E, per raggiungerlo, non ci si può far ostacolare dall'omertà. Bisogna vederci chiaro. Fino in fondo.

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