23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Calcio - Serie A

Risuona il ritornello di Galliani: «Se non esce nessuno non entra nessuno»

L’amministratore delegato, fedele alla linea presidenziale, rispolvera il suo slogan preferito, stroncando di fatto ogni velleità di mercato del popolo rossonero. Intanto assolve Torres: «Il suo problema è ancora l’infortunio alla caviglia».

MILANO - Energico, combattivo ma sorridente. È così che Adriano Galliani ha risposto al fuoco di domande dei giornalisti che l’hanno accolto al suo arrivo negli uffici della Lega Serie A. Tanti gli argomenti caldi affrontati con l’amministratore delegato rossonero, dalla delusione post-derby, al ritorno di Arrigo Sacchi a Milanello, dal problema centravanti in casa Milan (con il dualismo Torres-Pazzini) alla complicata lotta per il terzo posto, senza naturalmente farsi mancare un’inevitabile puntatina sul mercato, tema tanto a cuore ai depressi tifosi del diavolo.

Purtroppo per loro, nell’occasione Galliani ha tirato fuori dal cassetto uno dei suoi cavalli di battaglia più acclamati, il celebre: «Se non esce nessuno non entra nessuno», che pone fine ad ogni sogno – ormai sbiadito – di grandeur.

BENTORNATO ARRIGO - A suscitare la curiosità di tutti gli addetti ai lavori è stato il ritorno a Milanello di Arrigo Sacchi, protagonista nella giornata di ieri di un’intensa full immersion in quella che è stata per tanti anni casa sua. L’uomo da Fusignano ha incontrato i tecnici delle giovanili rossonere per poi fermarsi a pranzo con Galliani e Inzaghi e alla fine assistere alla partitella in famiglia con la Primavera. L’ad non ha nascosto le sue intenzioni, anzi ha ufficializzato i desideri suoi e del presidente Berlusconi: «Sono anni che spero che Arrigo collabori con noi. Emotivamente, lui non è mai andato via. Le porte, per lui, sono aperte per fare il guru, il supervisore o altro. C’è questo desiderio da parte di tutti e sarebbe importante avere una figura come lui che si aggira per i campi dalla prima squadra ai Pulcini. Dipende solo da lui».

TORRES O PAZZINI? - Archiviato il derby («Ormai è passato, dobbiamo pensare alla prossima partita che è altrettanto importante»), al Milan è tempo di pensare al futuro e quindi anche al dubbio irrisolto del centravanti ideale da schierare. Ormai è noto che il tecnico Inzaghi continuerebbe volentieri ad utilizzare Menez al centro dell’attacco, ma il diktat presidenziale prevede invece una punta di peso, quindi Torres o Pazzini, e a questo proposito Galliani non si è sbilanciato: «Continuo a pensare che abbia ancora dei problemi alla caviglia e che questo infortunio non gli abbia ancora permesso di essere al 100%. Lui è un campione, con un po' di pazienza tornerà a farlo. A proposito di Pazzini, se chiedete a Inzaghi è meglio, comunque lui non ha mai chiesto di andar via e nessuno ha mai voluto cederlo».

INUTILE ILLUDERSI SUL MERCATO - Ed eccoci arrivare alle dolenti note (almeno per i tifosi milanisti), quelle dedicate al mercato. A precisa domanda sul talento croato Brozovic, centrocampista del ’92 seguito dai rossoneri, Galliani è stato lapidario: «Non ne so nulla». Ma è cercando di approfondire il discorso che è tornata a fare capolino la sentenza che il popolo milanista teme come l’invasione delle cavallette: «Adesso abbiamo 28 giocatori. Se non esce nessuno non può entrare nessuno. Abbiamo solo il campionato e la coppa Italia da giocare e possiamo contare su un organico completo ma continuano a mancarci tanti giocatori. Il problema è che abbiamo sempre fuori 4-5 titolari e credo che, quando tutti saranno a disposizione, potremo fare meglio». Quindi non si provvederà neppure a rimpiazzare il giapponese Honda, via per tutto il mese di gennaio con la sua nazionale: «Keisuke sarà un’assenza importante ma lo sostituiremo per linee interne. Non andremo a prendere gente da fuori. Peccato, perché lui andrà via dopo la partita con la Roma e tornerà a febbraio se il Giappone arriverà in finale».

Inutile illudersi, il tempo dell’austerity in casa Milan non accenna a terminare.