28 febbraio 2020
Aggiornato 07:30
Invasione di campo

Tra il dire e il fare c’è di mezzo Berlusconi

Troppo presente nelle scelte tecniche, molto meno dal punto di vista finanziario. E così Pippo Inzaghi è costretto a convivere con questo duplice problema: da una parte «accontentare» il presidente al momento di mettere in campo la squadra, dall’altra cercare di far buon viso a cattivo gioco di fronte ad una serie di scelte di mercato all’insegno della miseria.

Avete notato quanti nuovi capelli bianchi sono spuntati minacciosi negli ultimi 4 mesi tra la folta capigliatura di Inzaghi? Come potrebbe essere altrimenti vista la situazione tutt’altro che agevole nella quale il celebre super Pippo è stato catapultato.

Consapevole che ci sarebbe stata da gestire una situazione di transizione e che si sarebbe trovato tra le mani un Milan tutt’altro che formato «all stars», il tecnico rossonero ha dovuto sperimentare suo malgrado anche l’oggettiva difficoltà di soddisfare le manie tecnico-tattiche di Berlusconi senza minare ulteriormente le già esigue speranze milaniste di disputare una buona stagione.

Appare ormai evidente che l’intuizione di inizio stagione (fortuita perché favorita dal piccolo infortunio al neoacquisto Torres, ma comunque geniale) di schierare Menez come punta centrale, con due attaccanti esterni abili nella manovra, non riscuote i favori del gran capo. Ed infatti il numero uno del Milan, venerdì dopo venerdì, non perde occasione per ricordare all’allenatore che lui predilige un centravanti di peso lì in mezzo. D’altronde, dopo la folle decisione, condivisa con il fido scudiero Galliani, di elargire uno stipendione di 4 milioni di euro netti l’anno + bonus a Fernando Torres, reduce da 3 stagioni e mezzo al Chelsea a dir poco fallimentari, è comprensibile che la dirigenza spinga perché lo spagnolo venga utilizzato.

Il risultato è che ormai il Milan ha perso la fluidità di manovra acquistata con l’utilizzo dei tre attaccanti di manovra ma nello stesso tempo mister Inzaghi appare ancora molto lontano dal riuscire ad inserire El Nino nei meccanismi un po’ arrugginiti della squadra rossonera.

Domenica a San Siro arriva l’Udinese e il solito inquietante dilemma ha già iniziato a popolare i sonni tumultuosi del tecnico milanista: Menez al centro dell’attacco oppure un centravanti di ruolo? Ed eventualmente meglio Torres o l’ormai emarginato Pazzini?

Inzaghi non farà fatica a ricordare che l’ultima vittoria rossonera, ormai datata 19 ottobre a Verona, contro i gialloblu di Mandorlini, è stata ottenuta giocando con un 4-3-3 con il trequartista francese schierato da falso nueve e probabilmente per questa semplice ma inoppugnabile ragione, punterà tutto sul modulo più congeniale ai suoi uomini. Ma di mezzo c’è la visita presidenziale del venerdì, durante la quale sicuramente Berlusconi ne approfitterà per «suggerire» al tecnico di privilegiare invece l’attacco pesante.

Come si districherà il povero Pippo schiacciato tra l’incudine delle sue convinzioni e il martello di Patron Silvio?