23 maggio 2022
Aggiornato 16:00
Rischi della sedentarietà

Usi spesso la macchina per andare al lavoro? Rischi una tromboembolia

Le persone che trascorrono diverso tempo in auto durante il tragitto casa-lavoro, hanno un maggior rischio di avere una tromboembolia

Stare troppo a lungo in auto mette a rischio di tromboembolia
Stare troppo a lungo in auto mette a rischio di tromboembolia Foto: Shutterstock

Il lavoro moderno ci costringe a stare fermi troppo a lungo. Passiamo, infatti, almeno otto ore consecutive – con qualche piccola pausa, in alcuni casi – seduti di fronte a una scrivana.  Sembra che negli ultimi anni il lavoro sia diventato meno duro dal punto di vista fisico, ma non è affatto vero: oltre a richiedere un’enorme dispendio di energia mentale può provocare seri danni al nostro organismo a causa della sedentarietà. E se già questo, di per sé, rappresenta un pericolo serio per la salute umana, si aggiunge ancora un ulteriore problema: il mezzo che usiamo per recarci nel posto di lavoro.

Se vai al lavoro in auto rischi di più
I problemi sembrano aumentare notevolmente se utilizziamo un auto per recarci sul luogo di lavoro o per tornare a casa. Specie se il tragitto è lungo o c’è molto traffico. E questo, ovviamente, vale anche per le persone che si vedono costrette a fare lunghi viaggi aerei a causa di impegni lavorativi. Il rischio, secondo alcuni ricercatori, è che tutte queste ore passate in sedentarietà prima, dopo e durante il lavoro, possano provocare una condizione gravissima nota con il nome di tromboembolia venosa (VTE).

Cosa succede?
Quando si assiste a una tromboembolia venosa (VTE o TEV), significa che un coagulo di sangue che si è formato in alcune grandi vene – specie quelle della gamba, dell’inguine o del braccio – possa staccarsi, viaggiare nel corpo ed arrivare ai polmoni provocando, appunto, un’embolia. E se pensiate si tratti di un fenomeno piuttosto raro, vi sbagliate di grosso: solo in Italia ci sono circa 50 mila nuovi casi all’anno.

Lo studio
Per comprendere quali sono le conseguenze devastanti dell’eccesso di sedentarietà, alcuni ricercatori giapponesi hanno raccolto molti dati inerenti alle persone vittime del terremoto di Kumamoto, verificatosi nell’aprile del 2016. Tutte queste povere persone – costrette a evacuare – sono dovute rimanere ferme anche per lunghi periodi di tempo. Nella maggior parte di loro, però, i ricercatori hanno evidenziato coaguli di sangue a livello delle gambe e dei polmoni.

I risultati
I questionari, effettuati da 21 istituzioni mediche, hanno evidenziato come 51 vittime del terremoto siano anche state ricoverate in ospedale a causa di una tromboembolia. Di queste, oltre l’82 percento trascorreva la notte all’interno di un veicolo. «Le attività di sensibilizzazione preventiva da parte di gruppi di medici professionisti, sostenute dall'educazione dei media sul rischio di TEV dopo aver trascorso la notte su un veicolo e la sensibilizzazione sui centri di evacuazione, potrebbero portare a un numero ridotto di vittime di TEV», ha dichiarato Seiji Hokimoto dell'università di Kumamoto in Giappone.

I pericoli dell’immobilizzazione
Già da numerosi anni sappiamo che essere costretti a stare troppi fermi o quasi immobili come nel caso di un viaggio in auto può portare a seri rischi di salute. «Questo è un esempio drammatico dei rischi derivanti dai periodi prolungati in cui si è costretti a stare immobilizzati e, per di più, in una posizione ristretta», spiega Stanley Nattel, redattore capo del Canadian Journal of Cardiology. «È un importante promemoria che rafforza la necessità di alzarsi e camminare regolarmente quando si è su un aereo o quando si è costretti a stare in auto per un lungo periodo», conclude Nattel. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Canadian Journal of Cardiology (CJC).

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[1] Venous Thromboembolism Caused by Spending a Night in a Vehicle After an Earthquake (Night in a Vehicle After the 2016 Kumamoto Earthquake) - Daisuke Sueta, MD, PhD, Seiji Hokimoto, MD, PhDEmail the author MD, PhD Seiji Hokimoto, Yoichiro Hashimoto, MD, PhD, Kenji Sakamoto, MD, PhD, Hiroshi Hosokawa, MD, Kazuhiro Nishigami, MD, PhD, Koji Sato, MD, PhD, Koichiro Fujisue, MD, PhD, Sunao Kojima, MD, PhD, Takeshi Takahashi, MD, PhD, Kazuhiko Hanzawa, MD, PhD, Hisao Ogawa, MD, PhD, Kenichi Tsujita, MD, PhD on behalf of the Kumamoto Earthquake Thrombosis and Embolism Protection (KEEP) - Canadian Journal of Cardiology - DOI: https://doi.org/10.1016/j.cjca.2018.01.014