21 maggio 2019
Aggiornato 08:30
Sedentari condannati a morte

Morire di sedentarietà: ogni anno in Italia muoiono quasi 90mila persone

I sedentari sono un esercito, destinato alla sconfitta: il 14,6% di tutte le morti è infatti dovuto alla sedentarietà che, solo in Italia, uccide oltre 88mila persone ogni anno

Votati al suicidio, si potrebbe dire dei sedentari, ossia coloro che fanno poca o nulla attività fisica. In parte, è comprensibile: si sta otto ore al lavoro – magari seduti alla scrivania – e poi si torna a casa, stanchi. Chi ha dunque ancora intenzione (e voglia) di mettersi a fare attività fisica, quando ci si vorrebbe soltanto riposare? Eppure, anche se il divano appare come l’unica àncora di salvezza su cui abbandonarsi al relax tanto desiderato, prima di farlo sarebbe bene fare un po’ di moto. Non è necessario ammazzarsi di fatica, diventare un assiduo frequentatore della palestra, ma spesso basta anche una sana camminata (non una passeggiata) a passo sostenuto.

Tutti morti
Italiani troppo inattivi, o sedentari. Questa la sentenza che arriva dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), durante la presentazione del Rapporto Istisan ‘Movimento, sport e salute: l’importanza delle politiche di promozione dell’attività fisica e le ricadute sulla collettività’, realizzato insieme al Ministero della Salute e al Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Dai dati raccolti si evidenzia un quadro sconsolante, con soltanto un italiano adulto su due che raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica. Le cose non vanno meglio quando si tratta di bambini, con uno su quattro che dedica al massimo un’ora e un giorno a settimana allo svolgimento di giochi di movimento. Quanto allo sport, ci si dedica nel tempo libero circa un italiano su tre, e la maggioranza sono giovani.

Dovrebbe essere uno stile di vita
L’attività fisica non dovrebbe essere vista come un sovrappiù, ma dovrebbe essere uno stile di vita, un’abitudine. «La promozione dell’attività fisica – spiega Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS – è sicuramente importante a livello del singolo, ma anche e soprattutto in una visione societaria, per la quale diventa necessario un approccio multidisciplinare e multisettoriale, frutto della collaborazione di varie istituzioni e del coinvolgimento di diversi settori (educazione, trasporti, ambiente, politiche fiscali, media, industria, autorità locali), affinché l’attività fisica possa diventare direttamente integrata nella quotidianità di ognuno e affinché il singolo individuo possa farsi promotore della propria salute adottando uno stile di vita «attivo».

Non ci si ammazza così
Chi ha paura dell’attività fisica? Molti ancora, perché spesso si associa a fatica, a sport (anche agonistico) e così vira. Ma attività fisica non è necessariamente tutto ciò. Per contrastare la sedentarietà e promuovere la salute, infatti, ci sono molte occasioni che si possono sfruttare: si può fare del giardinaggio, portare il cane a passeggio un po’ più il là del solito, fare un giro in bici, camminare…

Però si muore
Nel Rapporto Istisan è purtroppo detto che la sedentarietà è responsabile del 14,6% di tutte le morti in Italia, con circa 88.200 decessi all’anno. Tutto ciò influisce anche in negativo sulla spesa sanitaria, con diretti di 1,6 miliardi di euro l’anno per le quattro patologie maggiormente imputabili alla mancanza di attività fisica: tumore al seno, del colon-retto, diabete di tipo 2, coronaropatia e malattie cardiovascolari in genere. Secondo gli esperti anche un piccolo aumento dei livelli di attività fisica e l’adozione di stili di vita salutari favorirebbero un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) pari a oltre 2 miliardi e 300 mila euro quanto a prestazioni specialistiche e diagnostiche ambulatoriali, trattamenti ospedalieri e terapie farmacologiche che si potrebbero evitare. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si dice preoccupata del dilagare della sedentarietà. Avvertendo che nel mondo un adulto su quattro non è attivo in modo sufficiente per scongiurare molte malattie e che l’80% degli adolescenti non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica. In Europa, poi, oltre un terzo della popolazione adulta e due terzi degli adolescenti non svolgono abbastanza attività fisica. Per quanto riguarda l’Italia, si scopre che solo il 50% degli adulti raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica, che tra i giovani meno del 10% raggiunge le raccomandazioni dell’OMS sull’attività fisica.