1 agosto 2021
Aggiornato 15:00
Dopo i casi nel lodigiano

Febbre del Nilo, cosa c'è da sapere per stare tranquilli

Come riconoscere i sintomi, effettuare una diagnosi certa, capire come si trasmette e cosa fare per evitare di prenderla. Senza inutili allarmismi, ma con la giusta consapevolezza

MILANO - Niente paura, la «febbre del Nilo» è sotto controllo. Almeno così dicono. Dopo i casi accertati nel lodigiano, crescono i timori per chi vive vicino al Po, ma secondo gli esperti è tutto sotto controllo. Nel dubbio, comunque, meglio capire bene di cosa si tratta e come difendersi.

I sintomi
La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, eruzioni cutanee. Questi sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave. I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

Come si trasmette
La West Nile Fever è una malattia provocata dal virus West Nile (WNV), isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda. I serbatoi sono gli uccelli selvatici e le zanzare Culex, insieme a trapianti e trasfusioni. La febbre del Nilo non si trasmette da persona a persona ma tramite l contatto con gli infetti, e colpisce anche cavalli, cani, gatti e conigli. Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario.

Come si effettua la diagnosi certa
La diagnosi viene prevalentemente effettuata attraverso test di laboratorio effettuati su siero e, dove indicato, su fluido cerebrospinale, per la ricerca di anticorpi del tipo IgM. Questi anticorpi possono persistere per periodi anche molto lunghi nei soggetti malati (fino a un anno), pertanto la positività a questi test può indicare anche un’infezione pregressa. I campioni raccolti entro 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi potrebbero risultare negativi, quindi è consigliabile ripetere a distanza di tempo il test di laboratorio prima di escludere la malattia. In alternativa la diagnosi può anche essere effettuata attraverso Pcr o coltura virale su campioni di siero e fluido cerebrospinale.

Come si previene
Se ritenete di essere a rischio, o siete particolarmente ansiosi, evitate luoghi quali stagni e superfici umide. Potete sempre ricorrere ai tradizionali pray anti-zanzare o insetticidi. È utile poi portare vestiti che coprano braccia e gambe. Se avete dei cavalli, per proteggerli potreste farli vaccinare, ma la vaccinazione deve essere fatta prima della stagione degli sciami di zanzare, quindi prima che siano esposti al rischio di punture. La prima vaccinazione è seguita da un richiamo dopo 3-5 settimane, dopo il quale si dovrebbe fare un richiamo annuale. L'insorgenza dell'immunità inizia tre settimane dopo la seconda vaccinazione.