1 agosto 2021
Aggiornato 16:30
Virus del West Nile

Zanzara killer: in Veneto torna l’incubo della «febbre del Nilo»

In Italia torna l’incubo della «febbre del Nilo». Come riconoscerla, cos’è e come si trasmette

Nuovo allarme riguardo la pericolosità delle zanzare. Negli ultimi anni stiamo infatti assistendo a effetti devastanti causati dalle malattie che possono trasmettere questi minuscoli insetti. Dopo Zika e chikungunya ora torna l’incubo del virus del West Nile, un patogeno che in alcuni casi passa indisturbato ma che in altri può provocare serissimi danni neurologici. Ecco di cosa si tratta e come difendersi.

Positività al virus
Recenti analisi di laboratorio hanno confermato che il virus del West Nile viaggia indisturbato in alcune città venete. Tra queste Verona, Treviso e Venezia. In provincia di Rovigo, invece, è stato accertato un grave caso di sindrome neuro-invasiva provocato dal virus del West Nile. Per questo motivo la regione ha pensato di mettere a punto un servizio di sorveglianza al fine di identificare tutte le malattie che possono essere trasmesse da questi insetti nocivi.

Cure efficaci?
La prima persona che è stata colpita dalla pericolosa sindrome neuro-invasiva è stato un 59enne di Polesella, al momento ricoverato nel reparto di Malattie infettive dell'ospedale di Rovigo. «Conosciamo bene questa realtà e anche quest'anno dal primo giugno abbiamo attivato un capillare sistema di sorveglianza, abbinato ad azioni di contrasto il più incisive possibile. Il contagio umano nella forma neuro-invasiva non è fortunatamente frequente. Ma il sistema sanitario, già allertato, è in grado di riconoscere prontamente la malattia ed erogare cure efficaci, quando un paziente si presenta con determinati sintomi di interessamento neurologico», spiega a Il Gazzettino Luca Coletto, assessore regionale alla Sanità.

La prima colpevole
La prima zanzara colpevole è stata identificata grazie a una trappola posizionata a Verona, più precisamente a Villa Bartolomea. La scoperta, a cura dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, è avvenuta lo scorso 12 giugno. E la portatrice del virus sembra essere una zanzara del genere Culex. Solo nei giorni successivi si è potuto stabilire che ve ne erano molti altri esemplare sia a Venezia che a Treviso.

Il Virus del West Nile
Il virus del West Nile, conosciuto anche con l’acronimo WNV, appartiene al gruppo degli arbovirus e al genere flavivirus ssRNA. In due parole, la stessa categoria di quelli che provocano la febbre gialla, l'encefalite di Saint-Louis, l’encefalite di Murray Valley e l'encefalite giapponese. Da ciò si evince quale possa essere la sua pericolosità a livello neurologico. Questo, tuttavia, non significa affatto che chiunque verrà colpito da una zanzara infetta rischierà la propria vita. Tutt’altro: nel 90% dei casi non ci si accorge di niente.

Un virus importato
Se non ne abbiamo parlato per molti anni un motivo c’è: il virus prima in Italia non esisteva. Ora sembra essere stato importato da uno dei molti luoghi di origine: Africa, Medio Oriente o India. Oggi si trova in tutta l’Asia, in Australia e, come ben sappiamo, in Europa. Praticamente ovunque. Per arrivare a noi sembra aver seguito il corso del Po e dei suoi affluenti grazie alle riserve naturali del patogeno come gli uccelli e le zanzare del genere Culex. D’altro canto, secondo l’Università di Milano le zanzare spesso di nutrono di sangue di animali infetti e, a loro volto, lo trasmettono ad altri mammiferi – in particolare i cavalli – e agli esseri umani.

I sintomi
La maggior parte delle persone – per fortuna - non sviluppa alcun sintomo, ma diviene un potenziale veicolo del virus. Per il resto la sintomatologia è molto simile a quella di un’influenza: febbre, mal di testa, dolori muscolari e inappetenza. In alcuni casi si possono presentare anche disturbi gastrointestinali (diarrea, vomito). Molto più raramente – in una percentuale inferiore all’1% - il soggetto può manifestare disorientamento, perdita di coscienza, danni neurologici ed encefalite (un caso su mille gravi). Va da sé che i soggetti più a rischio di tali sintomi sono quelli affetti da HIV, i bambini piccoli e le persone anziane. L’incubazione è estremamente variabile e varia da 2 e 14 giorni, ma può arrivare fino a 21 giorni.

La terapia
Trattandosi di un virus, gli antibiotici non sono in grado di svolgere alcun effetto positivo per debellare la malattia. Ci sono però alcune ipotesi a sostegno che alcuni farmaci antivirali come quelli usati per l’epatite C possano, in qualche modo, essere d’aiuto. Secondo una recente ricerca condotta da Maurizio Botta del dipartimento di Biotecnologie, chimica e farmacia dell’Università di Siena e dal professor Giovanni Maga dell'Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Pavia, e pubblicata su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) esisterebbero alcune molecole capaci di inibire la proteina umana DDX3, di cui si nutrono i virus. Tale molecola è destinata a tutti i patogeni che presentano particolari meccanismi di replicazione. Tra questi anche quello del Nilo Occidentale, dell’Epatite C (HCV) e della febbre Dengue (DENV). Al momento, tuttavia, i farmaci sono ancora in fase di sperimentazione, di conseguenza non è un tipo di cura che abbiamo a disposizione.

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