4 dicembre 2022
Aggiornato 04:00
La «guerra» delle opposizioni

Scontro PD-centristi sulle vice-presidenze delle Camere

I centristi attaccano Pd e M5s, li accusano di avere già stretto un accordo e si dicono pronti a non partecipare al voto se non verrà lasciata una poltrona da vice-presidente ad un esponente di Azione-Iv. I dem: «dite cose false»

Panoramica della Camera dei Deputati
Panoramica della Camera dei Deputati Foto: Palazzo Chigi

E' sempre più teso il clima tra le opposizioni, un fronte unito da contrapporre alla maggioranza pare ogni giorno più complicato e anche sulle vice-presidenze delle Camere per ora è muro contro muro. I centristi attaccano Pd e M5s, li accusano di avere già stretto un accordo e si dicono pronti a non partecipare al voto se non verrà lasciata una poltrona da vice-presidente ad un esponente di Azione-Iv. La minaccia, però, al momento non provoca nessun cedimento da parte dei democratici, che anzi replicano parlando di disinformazione da parte dei centristi.

La questione è oggetto di scontro da giorni, Matteo Renzi ha cominciato a denunciare l'esclusione dei centristi dalle vice-presidenze già la scorsa settimana e Carlo Calenda ha attaccato su Twitter: «Se Pd e M5s faranno l'accordo per spartirsi tutte le vice presidenze di Camera e Senato destinate all'opposizione noi non parteciperemo al voto. Se questo accordo si materializzerà, la scelta del Pd in termini di alleanze sarà evidente». Immediato il sostegno del leader di Iv: «Condivido», ha scritto subito Renzi.

Dal Pd, però, la replica è ruvida. Francesco Boccia parla appunto di «falsificazione della realtà. Speriamo che Renzi si fermi qui perché sta dicendo cose false: i regolamenti di Camera e Senato garantiscono a tutte le opposizioni la presenza negli uffici di presidenza. Con i numeri che hanno potranno accedere alle cariche elettive negli uffici di presidenza, i questori e i segretari d'Aula. Se si pretende con il 4,5% di ottenere una vicepresidenza del Senato che andrebbe ai gruppi maggiori è un pò troppo. Quei numeri consentono di avere degli incarichi che non sono quelli dei vicepresidenti».

E' la forza dei numeri, insomma, dicono al Pd. L'unica possibile deroga a questo schema la indica Enrico Borghi: «Noi abbiamo due strade: una composizione politica oppure una composizione tecnica che tenga conto della dimensione numerica dei singoli gruppi». In altre parole - è il ragionamento - i numeri dicono che le vice-presidenze toccano a Pd e M5s, ma si potrebbe valutare di lasciarne una ai centristi nel quadro di un accordo politico, quel coordinamento delle opposizioni che Enrico Letta propone da settimane. «Ma finora ci hanno sempre detto di no», chiosa un parlamentare Pd. E dunque, se le cose restano così ognuno andrà per conto proprio. Ma questo, precisa Boccia, non vuol dire che i centristi saranno esclusi dagli uffici di presidenza: «Ci sono i segretari d'aula, i questori... Anche loro saranno rappresentati».

I nomi, per il Pd, sono quelli che girano da giorni: in pole position ci sarebbero Nicola Zingaretti alla Camera e Anna Rossomando al Senato, ma il quadro va ancora definito perché si deve tenere conto anche dei capigruppo (potrebbero essere Valeria Valente al Senato e Anna Ascani alla Camera, se non verranno confermate le uscenti) e anche dei questori. «Domani Letta ai gruppi dovrebbe fare una proposta complessiva», spiega un esponente Pd. Per i 5 stelle i nomi sarebbero quelli di Chiara Appendino alla Camera e di Stefano Patuanelli al Senato, ma anche in questo caso non c'è ancora una scelta definitiva.

(con fonte Askanews)