22 maggio 2022
Aggiornato 15:00
Guerra Russia-Ucraina

Draghi sentirà Putin: «Io voglio la pace»

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, si presenta in sala stampa a Bruxelles al termine di una due giorni di lunghi vertici: prima quelli della Nato e del G7, poi il Consiglio europeo

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BRUXELLES - L'Italia sta «cercando la pace», così come fanno gli altri leader europei e anche per questo Mario Draghi sentirà il presidente russo Vladimir Putin. Il presidente del Consiglio si presenta in sala stampa a Bruxelles al termine di una due giorni di lunghi vertici: prima quelli della Nato e del G7, poi il Consiglio europeo.

Al centro dei colloquio dei leader c'è stata la crisi in Ucraina con le sue conseguenze e il premier nel approfitta per mandare un messaggio a Mosca, ma anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe nei confronti di chi, nella sua maggioranza, mostra posizioni sempre più dissonanti. E' il caso di Matteo Salvini, ma soprattutto di Giuseppe Conte, che sul no all'aumento delle spese militari arriva a minacciare la vita stessa dell'esecutivo.

Draghi esprime «gratitudine personale e del governo» per le parole del Papa. Ma rileva che da parte della Russia non c'è stata «ancora nessuna manifestazione di cessate il fuoco: perciò ho detto che Putin non vuole la pace. Il modo migliore per dimostrare di volere la pace è cessare le ostilità e sedersi al tavolo e se non si fa questo vuol dire che si spera di guadagnare terreno. Speriamo che arrivi prima della distruzione totale dell'Ucraina, prima della 'Grosnificazione' del Paese che vuol dire instaurare un governo amico, uccidere o esiliare i leader dell'opposizione».

Finora gli sforzi dell'Europa, con in testa il cancelliere tedesco Scholz e il presidente francese Macron, non hanno sortito effetto, ma non per questo saranno abbandonati i tentativi. E lo stesso Draghi, ha annunciato, sentirà il presidente russo: «Stiamo cercando la pace, io la sto cercando veramente, altri leader europei la stanno cercando: hanno e avrò anch'io colloqui con Putin».

Una volontà di dialogo che, però, non significa fare passi indietro sui principi. Prova ne è il commento dato alla notizia della querela presentata dall'ambasciatore russo in Italia Razov contro 'La Stampa'. «Forse non è una sorpresa che l'ambasciatore russo si sia così inquietato: lui è l'ambasciatore di un Paese in cui non c'è libertà di stampa, da noi c'è, è garantita dalla Costituzione. E da noi si sta molto meglio. Glielo direi, anzi glielo dica lei», ha detto al giornalista del quotidiano torinese.

La guerra in Ucraina, e lo sa bene il premier, ha però aperto anche un fronte interno nella sua maggioranza. Se Conte dice no all'aumento delle spese militari, Draghi gli ricorda che «il 2% fu un impegno preso dal governo nel 2006 e sempre confermato da tutti i governi da allora» e senza «grandi discussioni». Oggi il tema «è tornato alla ribalta perchè più urgente è venuta l'esigenza di tornare a riarmarci», all'interno della difesa europea che è «la garanzia che saremo sempre alleati, che non ci faremo mai più la guerra». E chi volle la difesa europea, poi bloccata dalla Francia, ricorda, fu Alcide De Gasperi, dopo la Seconda guerra mondiale. Quindi oggi spendere di più nella difesa con un «adeguamento» è necessario non per un 'capriccio' guerrafondaio ma perchè «la Russia ha invaso l'Ucraina in base a logiche che appartenevano ad altre epoche» richiamando in vita «un passato dimenticato».

Dunque, è il richiamo ai partiti, «in questo momento l'unica cosa che secondo me può fare una politica che vuole bene al Paese, che vuole la pace, è stare uniti» e «seguire la posizione degli alleati», senza perdersi in «recriminazioni e ricordi di come uno avrebbe dovuto essere e non è stato». Ora la cosa «più importante» è «andare avanti» e poi «questi conti si fanno con la coscienza e anche con il proprio elettorale. Ma non ora».