22 maggio 2022
Aggiornato 16:30
MoVimento 5 Stelle

Il no di Petrocelli a Draghi un caso per Conte

Il Senatore ha anticipato il suo no alla scelta italiana ed europea di armare l'Ucraina, ha tenuto la sua posizione anche dopo che il leader stellato Giuseppe Conte ha schierato senza mezze misure il Movimento sulla linea del Governo

Il Senatore del MoVimento 5 Stelle, Vito Petrocelli
Il Senatore del MoVimento 5 Stelle, Vito Petrocelli Foto: ANSA

Non dovrebbero essere rilevanti dal punto di vista numerico, i voti mancanti dal gruppo del Movimento 5 stelle stasera nell'aula della Camera sulla risoluzione unitaria che approva l'azione del governo in relazione al conflitto in Ucraina: «Anche nella riunione di ieri sera - racconta un deputato stellato - ci sono stati pochi interventi critici». Sono «poche unità» i dissidenti che potrebbero sottrarsi alla votazione, anche a giudizio di una fonte parlamentare qualificata.

Dopo che a palazzo Madama alcuni senatori del Movimento si sono assentati senza prendere posizione contro il Governo, resta nel mirino, per ora, solo la posizione di Vito Petrocelli, presidente della commissione Esteri del Senato. Ha anticipato il suo no alla scelta italiana ed europea di armare l'Ucraina, ha tenuto la sua posizione anche dopo che il leader stellato Giuseppe Conte ha schierato senza mezze misure il Movimento sulla linea del Governo, ha votato contro alla risoluzione parlamentare nell'aula di palazzo Madama. Dalla maggioranza sono arrivate diverse voci che ne chiedono le dimissioni dall'incarico di presidente di commissione, incarico che però non può essere revocato, in base all'attuale regolamento: i presidenti di commissione possono essere sostituiti a metà legislatura, ma non è questo il caso, visto che la scadenza naturale della legislatura è la primavera del 2023.

L'unica strada per «punire» il dissidente, dunque, potrebbe essere un provvedimento disciplinare interno: sospesi per ora gli organi statutari del Movimento 5 stelle, in attesa delle prossime decisioni del Tribunale di Napoli, resta una sanzione interna al gruppo. Fra i colleghi di Petrocelli c'è scetticismo: «Non era una fiducia, non succederà nulla. Un voto contrario come ce ne sono migliaia in ogni partito», dice un senatore con passate esperienze di governo. Ma nell'area più vicina a Conte il malumore per la scelta di Petrocelli non viene nascosto: «Le conseguenze - dice un altro parlamentare M5S di lungo corso - non sono automatiche, nel senso che non essendo una fiducia, non ci sono sanzioni gravi quali espulsione in automatico. Ma credo che la cosa non possa passare inosservata e qualche conseguenza ci sarà».

Ma quali potrebbero essere queste conseguenze, e a chi spetta irrogare eventuali sanzioni? «Il Presidente del Gruppo, sentito il Comitato Direttivo, nel caso in cui siano segnalate violazioni del presente Regolamento o del 'Codice etico' ad esso allegato, può disporre, sulla base della gravità dell'atto o del fatto, il richiamo, la sospensione temporanea o l'espulsione dal Gruppo di un componente», secondo quanto stabilisce l'articolo 21 del regolamento del gruppo M5S depositato agli atti del Senato. Lo stesso articolo indica una serie di comportamenti irregolari passibili di provvedimento disciplinare, tra i quali il «mancato rispetto delle decisioni assunte dall'assemblea degli iscritti con le votazioni in rete», il «mancato rispetto delle decisioni assunte dagli altri organi del MoVimento 5 Stelle» e in generale «tutte le condotte che vìolino, del tutto o in parte, la linea politica dell'Associazione «MoVimento 5 Stelle».

Spetterà quindi ai vertici del gruppo la decisione sulle possibili conseguenze della scelta di Petrocelli. Un intervento potrebbe anche avere funzione preventiva: in una fase di grandi tensioni internazionali che inevitabilmente si riverberano anche sul quadro politico interno, il rischio di nuove lacerazioni nei gruppi stellati non può che preoccupare i vertici del Movimento, Conte in primis.