20 maggio 2022
Aggiornato 18:30
Elezioni Quirinale

Quirinale: «A.B.C.D», nome condiviso trattasi. A oltranza

Pierferdinando Casini divide il centrodestra, Mario Draghi centrodestra e M5s. Belloni, Cassase, Amato e Cartabia outsider a bordo campo

Pierferdinando Casini
Pierferdinando Casini Foto: ANSA

Da stamani la soglia per essere eletto tredicesimo presidente della Repubblica italiana scende da 672 a 505 voti. La quarta votazione ha inizio alle 11. Preceduta da un importante vertice del centrodestra alle 8,30 che, convocato per la tarda di ieri e poi rinviato per una notte di contatti e trattative incrociate fra gli schieramenti e interne alle coalizioni agli stessi partiti, è chiamato a decidere se provare ancora un'ultima volta un'elezione a maggioranza con una conta su un candidato di parte oppure se andare alla stretta finale della trattativa che da ieri Matteo Salvini conduce con Enrico Letta Giuseppe Conte e Matteo Renzi per la scelta di un nome condiviso da mettere in votazione a Montecitorio al più tardi domani.

I petali della rosa di candidature condivise su cui si tratta si riassume nelle prime quattro lettere dell'alfabeto: A B C D. Ovvero, in ordine alfabetico e non di quotazione: Giuliano Amato, Elisabetta Belloni, Pier Ferdindando Casini, Sabino Cassese, Marta Cartabia, Mario Draghi.

Nelle trattative ad oltranza avviate dal pomeriggio di ieri calato il sipario sul quorum alto di due terzi per le elezioni al Quirinale, Casini e Draghi sono i nomi più forti. Ma anche quelli al momento più divisivi. Una parte di centrodestra, Silvio Berlusconi compreso, manterrebbe il pollice verso sull'ex presidente della Camera, in sintonia con i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Complicando il lavorio di Matteo Salvini sul nome caledeggiato in primis da Matteo Renzi, Giovanni Toti e Maurizio Lupi , già di suo fonte di preoccupazione per una parte di grandi ekettiori del Carroccio che pure hanno assicurato non al Capitano massima fedeltà nella sua scelta al momento del voto nell'urna.

Il premier Mario Draghi, prima scelta del segretario Pd Enrico Letta, del ministro degli Esteri M5s Luigi Di Maio e, nel centrodestra, di un pezzo importante di Lega e Forza Italia, oltrechè di Coraggio Italia e della stessa Giorgia Meloni, continua a trovare ostacoli soprattutto nei Cinque Stelle. E, nuovamente, in Silvio Berlusconi.

Giuseppe Conte, secondo quanto riferito, nelle trattative in corso ha fatto presente di non poter affatto assicurare allo stato la tenuta del primo gruppo parlamentare sul nome del premier, tanto meno dopo la correzione di rotta di Beppe Grillo. E nessuno nella maggioranza, a partire da Letta, si sognerà mai di formalizzare una candidatura Draghi se non con la certezza di poterla mettere in votazione per trasformarsi senza rischi in elezione.

Dall'altra parte del campo, la resistenza più forte a Draghi resta quella di Berlusconi e della parte di stato maggiore di Forza Italia che più lo aveva incoraggiato nella fase della sua stessa candidatura. Che incarna la forte ostilità verso il trasferimento del premier al Colle di molti elettori del centrodestra di cui Salvini è consapevole. Come lo è del fatto che, allo stato, su Draghi Giorgia Meloni e Fdi potrebbero convergere (invocando elezioni) mentre su Casini il perimetro di unità realizzabile si fermerebbe al massimo alla larga maggioranza dell'attuale Governo, con divisione del centrodestra agli atti parlamentari non più solo su palazzo Chigi ma anche sulla guida del Quirinale.

Gli altri petali della rosa di candidature condivise sono quelli che vengono presi in considerazione ove le perduranti resistenze su Casini e Draghi in centrodestra e M5s non venissero meno.

Gli outsider Elisabetta Belloni, Marta Cartabia, Giuliano Amato vengono tenuti a bordo campo forti del placet di Berlusconi che manca per ora, invece, a Casini e Draghi. E che sarebbe invece assai meno convinto nei confronti di Sabino Cassese, del cui incontro con Matteo Salvini il quotidiano il Foglio stamani continua a dare notizia nella sua versione cartacea. nonostante la smentita formale fatta dalla Lega nel pomeriggio di ieri nei confronti della notizia pubblicata on line dalla testata diretta da Claudio Cerasa.

Cartabia, per parte sua, sconta come Draghi l'ostilità di gran parte dei Cinque Stelle. Mentre Amato, presidente in pectore della Corte Costituzionale da sabato mattina alle 12, per quanto preferito da Berlusconi a Casini e Draghi, somma l'avversione di Fdi e Lega con quelle parti pentastellate non controllate da Luigi Di Maio.

Elisabetta Belloni, infine, sulla carta non ha alcuna forza politica che la contrasta apertamente. E lo stesso premier Draghi la apprezzerebbe. A questa forza personale politica, somma inoltre quella della novità della prima presidente donna. La debolezza è invece istituzionale: il tema della inopportunità di eleggere al Colle il presidente del Consiglio in carica che gli avversari della candidatura Draghi brandiscono continuamente vale ancora di più per chi in questo momento è al vertice dei Servizi Segreti. E un tandem Draghi a Chigi-Belloni al Quirinale, se accettato, significherebbe consegna ai tecnici esterni al Parlamento di entrambi le chiavi dei vertici istituzionali repubblicani. «Se un ticket del genere venisse accettato dal Parlamento - ragiona una fonte di centrodestra coinvolta nelle trattative in corso e sponsor del premier Mario Draghi al Colle- che senso avrebbe non prospettarlo anche al contrario: la prima donna a palazzo Chigi è una novità storica altrettanto importante. E che il capo dei servizi segreti diventi premier fa meno scalpore...»