8 dicembre 2022
Aggiornato 01:00
L'intervista

Il biografo di Mattarella: «Nessun mandato a termine, resterà al Quirinale fino a 87 anni»

Al DiariodelWeb.it parla Angelo Gallippi, autore di «Sergio Mattarella: 40 anni di storia italiana», la prima biografia del Capo dello Stato appena rieletto

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella Foto: Quirinale

«È per me una nuova chiamata, inattesa, alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi». Così Sergio Mattarella si è presentato davanti all'aula del parlamento, a Montecitorio, per il suo secondo giuramento, dopo la rielezione alla presidenza della Repubblica. Ma che discorso è stato e, soprattutto, che cosa ha in mente davvero il Capo dello Stato per i prossimi anni del suo mandato? Il DiariodelWeb.it lo ha chiesto ad Angelo Gallippi, scrittore, già presidente del Comitato regionale per le comunicazioni del Lazio e funzionario del Garante della Privacy, ma soprattutto autore della prima biografia dell'inquilino del Quirinale: «Sergio Mattarella: 40 anni di storia italiana». Uno che, per usare le sue stesse parole, ha «studiato ogni particolare della sua vita, guardato dettagli che in pochi conoscevano».

Angelo Gallippi, come giudica il nuovo discorso d'insediamento?
Mi ha fatto un'ottima impressione. E ho notato anche alcune differenze rispetto al discorso di rielezione di Napolitano. Quest'ultimo fustigò letteralmente il parlamento, con toni abbastanza accesi, elencando tutto ciò che non avevano fatto. Anche se ogni sua sferzata, paradossalmente, venne applaudita dagli stessi parlamentari.

Mattarella, invece?
Ha indicato ciò che andrà fatto, ripetendo anche alcuni degli aspetti che gli stanno più a cuore e sui quali ha messo la faccia. Come il fatto che il parlamento debba avere un tempo congruo, né troppo breve né troppo lungo, per esaminare ed approvare le leggi. Lo disse anche in occasione del primo insediamento e si è trasformato in un leitmotiv che ha più volte ripetuto nel corso degli anni. Per quanto possibile, il suo discorso è stato un discorso unificante, ecumenico, ha trattato temi che non dovrebbero essere divisivi. Come dimostra il fatto che ha ricevuto una cinquantina di applausi, più ancora dei 42 del precedente, che già erano un record.

Ad esempio?
La fine delle morti sul lavoro, la compatibilità tra maternità e lavoro per le donne, il contrasto alle disuguaglianze, al razzismo e all'antisemitismo, l'uguaglianza di opportunità a prescindere dalle proprie condizioni economiche di partenza. Insomma, il suo è stato un discorso propositivo, non di critica. Che pure avrebbe potuto rivolgere, ad un'aula che si è dimostrata incapace di trovare una soluzione diversa. La sua stessa elezione è stato il segno che il parlamento non aveva un'idea comune da proporre.

Che impressione le ha fatto questa tormentata settimana di elezione?
Ci siamo resi conto di quanto il panorama politico sia cambiato rispetto alla prima Repubblica. Allora c'era un partito, in genere la Democrazia cristiana, che proponeva un proprio candidato, poi gli alleati contrattavano e si arrivava ad una votazione. Anche nel 2015 ci fu un kingmaker, allora Renzi, che fece la sua proposta, sullo stile della seconda Repubblica.

E stavolta, nella famigerata terza Repubblica?
Non abbiamo visto nessun kingmaker, anche se molti avrebbero voluto attribuirsi questa qualifica. Semmai ci sono stati molti kingkiller: ognuno diceva di no al candidato proposto dagli altri. Nessuno si è impegnato su un nome forte e autorevole, che pure ci sarebbe stato. Appena si veniva messi di fronte ad un veto, si passava ad un'altra idea: ne sono state bruciate una ventina.

Alcuni osservatori hanno ipotizzato che Mattarella si aspettasse questo esito, o addirittura lo auspicasse. Cioè che il trasloco e gli scatoloni fossero in effetti una messinscena. Lei come la pensa?
Ho letto anche questa ipotesi, che però non mi trova d'accordo, per due ragioni. La prima è che lui è un autentico interprete della Costituzione: non dimentichiamoci che il padre Bernardo ne fu uno degli artefici. Anche se la Carta non vieta espressamente un secondo mandato, nello spirito sono previsti sette anni e non più di sette.

E la seconda ragione?
Quella personale. Se si somma la sua età e i suoi anni di contribuzione previdenziale, si arriva a 136: altro che quota cento! Forse è l'italiano che più di tutti avrebbe diritto dalla pensione, ma che comunque non percepirebbe mai, perché vi rinunciò dopo l'elezione del 2015. Se non fosse stato rieletto, gli sarebbe rimasto il solo emolumento di senatore a vita. Del resto, che cosa può desiderare di più? Ha sei nipoti che ama molto, con i quali vorrebbe trascorrere del tempo, vorrebbe leggere dei libri, ascoltare della musica classica, magari non indossare sempre la giacca e la cravatta... Non penso che abbia messo in atto queste strategie per essere rieletto.

Però si è lasciato convincere facilmente.
Certo, una volta che gliel'hanno chiesto, soprattutto Draghi, seguito dai capigruppo e dalle delegazioni dei Consigli regionali, ha mantenuto lo spirito di sacrificio verso le istituzioni che aveva già dimostrato anche in passato. Come nel 1983 quando, appena entrato in politica, accettò da De Mita l'incarico di diventare plenipotenziario della Dc in Sicilia per contrastare le infiltrazioni mafiose. Non era certamente un avanzamento di carriera: fece una vita blindata, chiuso nel suo ufficio ad esaminare scartoffie. Lo fece per spirito di servizio, come questa volta.

Dunque pensa che abbia in mente di portare a termine il secondo mandato oppure di dimettersi come fece Napolitano?
Napolitano si dimise ma lo aveva preannunciato, mentre Mattarella non lo ha detto. E penso che l'idea di un mandato a termine sarebbe incompatibile con la sua mentalità e con il suo carattere.

Quindi la sua intenzione è quella di rimanere in carica fino ad 87 anni?
Penso di sì. Lui ha ammesso varie volte di essere vecchio, ma non ha mai detto di essere stanco, ed è in salute. Oltretutto dovrà dare continuità, perché sarà l'unico presidente a coprire tre legislature. E nel prossimo parlamento si ritroverà con ogni probabilità una buona percentuale di neofiti, dunque dovrà indirizzare e fare da guida forse anche di più di quanto abbia fatto fino ad adesso.