19 gennaio 2022
Aggiornato 09:00
Corsa al Quirinale

Mario Draghi e il Colle, leader di partito spiazzati chiedono continuità al Governo

Le parole del Premier avviano un meccanismo che complica la vita ai partiti impegnati da qui a un mese a trovare 672 grandi elettori e ammansire i parlamentari preoccupati per un'eventuale fine anticipata della legislatura

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«Una conferenza stampa di fine mandato». Giorgia Meloni fotografa così la conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio, Mario Draghi. Ed è l'unica leader di partito a parlare fino alle sei del pomeriggio. Gli altri, i vertici dei partiti di maggioranza restano spiazzati dalle parole del capo del governo che, di fronte alle prevedibili e ripetute domande dei giornalisti sul suo futuro nell'imminenza dell'elezione del capo dello Stato, ha spiegato che il lavoro per cui Sergio Mattarella lo ha chiamato è impostato, concluso, e può portarlo avanti chiunque.

Al di là dell'espressione che Draghi usa di «nonno delle istituzioni», più calzante per un inquilino del Quirinale che di Palazzo Chigi, le parole con cui il premier chiama in causa i partiti della maggioranza sono queste: «Chiedo soprattutto alle forze politiche se è immaginabile una maggioranza che si spacchi sull'elezione del presidente della Repubblica e si ricomponga magicamente quando è il momento di sostenere il governo. È una domanda che dobbiamo farci».

Una domanda quasi retorica che impensierisce non poco i partiti perché li mette di fronte al fatto che hanno un mese di tempo per stringere un patto e trovare 672 voti per eleggere Draghi capo dello Stato nei primi tre scrutini (l'ipotesi che venga eletto al quarto con una maggioranza risicata viene ritenuta impraticabile per il profilo dell'ex presidente della Bce). E se questa impresa dovesse fallire, e quindi la maggioranza dividersi, trovarsi di fronte a uno scenario imprevedibile. Elezioni anticipate? Nuovo governo ma con chi? Ai nomi di Daniele Franco e Marta Cartabia oggi si aggiunge oggi quello di Enrico Giovannini come possibili successori di Draghi a Chigi.

I partiti e la continuità di Governo

La reazione a caldo allora viene affidata alle fonti. Che però chiedendo continuità al governo sembrano fare orecchie da mercante rispetto al messaggio di Draghi. Inizia la Lega che «conferma grande apprezzamento per il lavoro del governo: c'è preoccupazione per eventuali cambiamenti che potrebbero creare instabilità». Idem Forza Italia che «conferma la stima e il grande apprezzamento per il difficile lavoro che sta portando avanti il presidente del Consiglio, professor Mario Draghi. Per questo motivo si augura che l'azione del governo possa proseguire nei prossimi mesi con la necessaria continuità e la medesima energia». Anche il Pd esprime «l'auspicio che la legislatura vada avanti fino al suo termine naturale, con una continuità nell'azione di governo» e si dice «pronto a sostenere tutti gli interventi che Draghi intende predisporre per garantire ai cittadini contemporaneamente la salute pubblica e la sicurezza».

Fonti parlamentari di Liberi e Uguali al Senato esprimono «pieno apprezzamento e condivisione per le parole del premier sull'esigenza di proseguire nell'esperienza di governo con l'obiettivo di continuare a tutelare la salute degli italiani e favorire una ripresa economica più inclusiva e improntata alla riduzione delle diseguaglianze sociali e territoriali. Appare evidente che il raggiungimento di questi risultati verrebbe inevitabilmente messo in discussione da una fase di incertezza istituzionale che alterasse gli attuali delicati equilibri di governo e di maggioranza». Anche per M5s «è importante che continui una guida capace di tenere insieme una maggioranza larga e composita. Pertanto il Movimento 5 stelle ritiene necessaria una continuità dell'azione di governo, per non lasciare i cittadini e le istituzioni in condizioni di 'vacatio', senza un governo, che comporterebbe seri problemi per tutti».

Caccia ai 672 grandi elettori

Dopo un pomeriggio di silenzio Silvio Berlusconi affida le sue riflessioni agli eurodeputati di Fi: «Vorremmo continuasse, senza scossoni, fino alla fine della legislatura». E il leader della Lega Matteo Salvini osserva come Draghi sia l'unico premier possibile per una maggioranza così composita: tolto lui «del doman non v'è certezza». La richiesta di continuità nell'azione di governo stona evidentemente con l'impressione generalizzata emersa dalle risposte di Draghi di una disponibilità a salire al Colle. Insomma le parole di oggi segnano uno spartiacque, avviano un meccanismo che complica la vita ai partiti impegnati da qui a un mese a trovare 672 grandi elettori e ammansire i parlamentari preoccupati per un'eventuale fine anticipata della legislatura. Oggi Draghi ha provato a rassicurarli: «E' essenziale che la legislatura vada avanti fino al suo termine naturale per continuare l'azione di contrasto alla pandemia, di rilancio della crescita, l'attuazione del Pnrr». Basterà?